Sospiro di sollievo per gli ex dipendenti del Be71: c'è la cassa straordinaria

Senza lavoro in 40, quando il calzaturificio di Fossò ha chiuso. Alcuni si sono ricollocati. Per 26 a Roma confermato il paracadute. Sindacati: «Chiederemo un anticipo alle banche, alcuni non ricevono soldi da mesi»

Ex Kallistè, screenshot rappresentativo Google Maps

L'impegno dei sindacati e della Regione Veneto ha portato al risultato sperato per i lavoratori, attualmente 26, rimasti senza occupazione dopo la chiusura dell'ex calzaturificio Kallistè di Fossò, poi denominato Be71 e ora Vr srl, in liquidazione e, dal 10 gennaio, in fallimento. Oggi a Roma, al ministero del Lavoro, è stato confermato l'impegno economico per la copertura, per un anno, della cassa integrazione straordinaria per tutti. 

L'anticipo della Cigs

L'ammortizzatore sarà accompagnato dalla formazione, gestita e finanziata dalla Regione Veneto, per lo stesso periodo di tempo. Un risultato non di poco conto, di questi tempi. Ma dopo l'atterraggio protetto i 26, metà uomini e metà donne, dovranno riprendere a marciare, perché non sono previste altre forme di sostegno. Di certo potrenno rivolgersi all'Inps per ottenere intanto il tfr (trattamento di fine rapporto), e le mensilità arretrate. «Per velocizzare le forme di pagamento della cassa integrazione, chiederemo alle banche di applicare l'accordo in essere con la Regione per l'anticipo dell’ammortizzatore, al fine di dare subito un sostegno economico a lavoratori che da mesi sono senza entrate», spiegano i sindacati.

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Professionalità rafforzata

«Oggi è grazie all'insistenza delle organizzazioni sindacali, Filctem, Femca e Uiltec, se oggi si è siglato l’accordo - sottolinea Davide Stoppa della Filctem Cgil -. Il settore delle calzature della Riviera del Brenta è famoso per la qualità dei prodotti, opera con i grandi marchi e porta con sé la grande professionalità dei lavoratori, anche quelli della Be71». Proprio grazie a queste specialità alcuni hanno trovato quasi subito una nuova collocazione, ma la maggior parte ancora la cerca. «Riteniamo serva un piano formativo specifico sulle professionalità, che aumenti al più presto la probabilità di reinserimento occupazionale. Per questo lavoreremo con l'appoggio delle istituzioni locali, gli uffici della Regione Veneto». 

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