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Caso Marella, il Comune: "Spesi 700mila euro per aiutare la coppia"

La storia della famiglia che da quasi 4 anni vive in un battello ha fatto il giro del web. Il Comune di Mira ha mal digerito le interviste. Replica dei volontari: "Vogliamo solo aiutare"

Il caso di Germano e Paola Marella, la coppia di cinquantenni che da quasi 4 anni vive con il figlio di 9 anni in un battello abbandonato sull’argine del naviglio del Brenta, ha fatto in breve tempo il giro del web e non solo, arrivando anche alle televisioni. Ma il fatto che alcune associazioni che si stanno - a loro dire - occupando del caso preferiscano le interviste televisive al confronto con chi di competenza a livello comunale, ha destato alcune perplessità nell'amministrazione di Mira, che in proposito ha diffuso un comunicato.

"È abbastanza atipico - ha specificato l'assessore al Sociale, Francesca Spolaor - che un’associazione o una serie di associazioni, per aiutare un caso sociale già seguito da molto tempo dal Comune di Mira, prima si rivolgano alle televisioni. La sottoscritta aveva già ampiamente dichiarato la disponibilità del Comune ad un ulteriore intervento di supporto per quanto riguarda il pagamento di un contratto di affitto che la signora potrebbe stipulare, in quanto già titolare di un contratto di lavoro". La speranza dell'assessore è che questo modo di procedere da parte di queste associazioni sia frutto di un reale desiderio di aiuto accompagnato da slancio impulsivo, senza altri obiettivi. "Ribadisco l’importante supporto economico dato nei confronti di questa famiglia - conclude Spolaor - e la particolare attenzione rivolta soprattutto al figlio più piccolo con diverse forme di sostegno da parte del Comune. In 9 anni l’amministrazione ha stanziato circa 250mila euro di quota sociale: sommando questa somma a quella pagata per la quota sanitaria, si arriva a circa 700mila euro di contributo complessivo per questa famiglia, a carico dell’intera comunità mirese".

Germano Marella, spiegano dal Comune, nonostante negli ultimi giorni si sia prodigato a rilasciare numerose interviste, non ha mai presentato domanda di alloggio popolare. "La sua ultima richiesta di contributo economico per nuova locazione - spiegano - risale a 10 anni fa. L’unica richiesta di alloggio popolare è stata inoltrata dall’amministratore di sostegno per conto del ragazzo".

"Sorprende e preoccupa come qualcuna di queste associazioni - ha aggiunto il sindaco di Mira, Alvise Maniero - peraltro provenienti da fuori Mira, dalla notte al giorno improvvisa sentenze su situazioni umane complesse, delicate e spesso dolorose che sono oggetto di valutazione di intere équipe composte da esperti e professionisti come quelli che lavorano nelle comunità. Oltretutto stupisce che, anziché cercare qualche informazione preventiva presso i servizi sociali, come fatto dalle realtà del nostro territorio, una associazione di Venezia abbia preferito cercare prima la tv e i social network, senza conoscere i fatti e prendendo forse delle imbarazzanti cantonate in pubblico. Il volontariato ben coordinato è l'energia sociale che fa davvero la differenza, lo abbiamo visto per il tornado. A maggior ragione serve che questa energia si usi con intelligenza, lavoro di rete e molto rispetto per gli altri. Non merita certo di essere screditata nel chiasso”.

LA REPLICA DELLE ASSOCIAZIONI - "Noi non abbiamo contattato nessuno - è la replica delle associazioni che si sono interessate al caso ("Ciotole piene, pance felici", associazione "Parco Villa Tivan" e gruppo cinofilo della guardia costiera ausiliaria) - né giornali né televisioni. Aiutiamo la famiglia Marella, portando cibo, coperte, lenzuola, cuscini e vestiario. La speranza è che le dichiarazioni dell'assessore siano frutto della non conoscenza dei fatti. Le nostre associazioni non hanno altro scopo che l'aiuto verso il più debole e bisognoso, sia esso umano o animale. Nessuno si vuole sostituire alla rete ufficiale degli aiuti. Spolaor è stata offensiva nei nostri confronti, quindi ci riserviamo la decisione di adire nei suoi riguardi per vie legali. Se invece si rendesse conto di quello che ha dichiarato e pensasse di poter parlare in modo civile con le tre associazioni coinvolte negli aiuti, saremo onorati di incontrarla". Anche i media nazionali che si sono occupati della vicenda dichiarano di non essere stati contattati dalle associazioni, bensì il contrario.

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