Il caso

Famiglie arcobaleno, la corte d’appello sospende e attende quella costituzionale

L’udienza sul caso dei figli di due mamme riconosciuti a Padova è stata rinviata. Giordani: «Ho sempre agito nell’interesse di queste bambine e bambini»

«Appare opportuno attendere che sulla questione si pronunci la corte costituzionale». La corte d’appello di Venezia si è espressa così e ha rinviato al 23 dicembre l’udienza sul caso dell'iscrizione anagrafica dei 37 bambini delle famiglie arcobaleno a Padova, volute espressamente dal sindaco, Sergio Giordani. Si tratta di figli di due mamme su cui pende l'impugnazione del ministero dopo la pronuncia a favore del sindaco da parte della procura. Ora la decisione spetta ai giudici della Consulta, dopo che l’eccezione di costituzionalità era stata sollevata in un analogo processo in corso a Lucca.

«Ho sempre agito nell’interesse di queste bambine e bambini, sempre in coscienza e come ho sempre detto continuerò a farlo finché un giudice non mi dirà che è contro la legge - è il commento di Giordani, riportato da PadovaOggi -. Ora attendiamo con grande rispetto il pronunciamento della corte costituzionale». L'assessore all'anagrafe, Francesca Benciolini, precisa: «Ad un mese esatto dall'udienza a Venezia, la corte di appello si è pronunciata rimandando ogni decisione in attesa che la corte costituzionale si pronunci sugli analoghi casi di Lucca. Continua l'impegno della nostra città a fianco delle famiglie arcobaleno, per i diritti dei loro bambini e delle loro bambine, secondo il principio del loro superiore interesse».

«La scelta della corte d’appello di Venezia di rinviare alla Consulta la decisione sulla legittimità o meno degli atti di nascita dei bambini figli di due mamme dimostra che sulla questione non valgono gli automatismi di imperio burocratico che il ministero degli interni voleva imporre ai comuni con la circolare Piantedosi - chiude Rachele Scarpa, deputata del Pd -. Anche la corte d’appello ha riconosciuto che la questione merita un approfondimento costituzionale e che non si possono cancellare delle famiglie con un colpo di penna. Ribadisco la mia vicinanza a queste famiglie, ai bimbi e alle loro madri che spero ottengano dalla consulta il riconoscimento che meritano, quello che la politica avrebbe dovuto dare loro da tempo. Se come politici volessimo dimostrarci attenti, dovremmo passare una legge già in queste ore per mettere la parola fine ad una discriminazione odiosa e smetterla di lasciare soli Comuni coraggiosi come quello di Padova a garantire i diritti fondamentali dei minori ad avere una famiglia».

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