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Una foto di Mestre, archivio

Una foto di Mestre, archivio

Una riapertura allo studio, ma nulla di nuovo prima del 3 maggio

Il governo Conte rallenta e invita alla prudenza. Ripartenza per aree geografiche, settori, o per livelli di rischio delle attività, in base alla classificazione Inail. Task force al lavoro

La fase due, quella della ripartenza del Paese dopo il lockdown per l'emergenza coronavirus, potrebbe avvenire per aree, in base all'incidenza del contagio, o per settori produttivi. Ma nulla è emerso di nuovo dalla cabina di regia fra governo, Regioni ed enti locali della sera di sabato, soprattutto riguardo a un'anticipazione rispetto al 4 maggio. Il premier Giuseppe Conte frena e invita alla calma, anche se alcune Regioni vorrebbero tagliare i tempi. Non più i codici Ateco ma le classi di rischio elaborate dall'Inail (tre categorie: basso, medio-basso, alto), a guidare la ripartenza, si apprende da Ansa. E c'è il tema degli assembramenti non solo sui luoghi di lavoro, ma anche all'uscita e sui mezzi di trasporto, per questo la vera partita si gioca sull'organizzazione dei turni e sui frazionamenti del personale negli stabilimenti, incoraggiando, dove possibile, lo smart working.

I settori a basso rischio sono quelli candidati ad aprire prima i battenti: la moda, la metallurgia, i mobilifici, l'auto e l'edilizia privata. Le zone si distinguono fra nord e il resto del Paese, ma il problema resta come gestire gli spostamenti fra regioni, quando un governatore come quello della Campania, Vincenzo De Luca, intende vietare l'accesso al territorio. Il governo lascia intendere che prima di muoversi aspetterà la conclusione dei lavori della task force di Vittorio Colao sulla fase due e che molto dipende comunque dal comitato scientifico, e in questo senso il ministro della Salute Roberto Speranza non è neppure certo che la data della fine del lockdown sia il 4 maggio. Ma intanto, per quella data, i parchi e le aree verdi dovrebbero riaprire, e poi le strutture turistiche, i luoghi della cultura, con gli opportuni distanziamenti e i dispositivi. Per tanti è ancora «troppo presto».

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