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Cronaca

Fatture false per 12 milioni, imprenditore in carcere: società "cartiere" anche a Venezia

Indagine della guardia di finanza di Treviso. Al centro dell'operazione un cinese che, nascondendosi dietro delle “teste di legno” tra cui due italiani, aveva architettato un articolato meccanismo di frode

Fatture per operazioni inesistenti per oltre 12 milioni di euro, iva evasa per quasi 1,5 milioni, un arrestato e dieci indagati, con il sequestro preventivo di beni per 1,2 milioni: sono i principali risultati dell’operazione “il Sarto”, condotta dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Treviso. Al centro delle indagini un imprenditore di origini cinesi di 40 anni, residente a Istrana e attivo nel confezionamento di capi d’abbigliamento, che si trova attualmente rinchiuso in carcere su ordinanza emessa dal gip del tribunale di Treviso su richiesta della procura locale. Le indagini per portare a galla la frode architettata dall'asiatico sono durate oltre un anno e hanno permesso di ricondurre allo straniero ben tre aziende tessili della Castellana, tutte intestate a prestanome e con una ventina di dipendenti, anche alcuni italiani. Si tratta di aziende che lavorano come terziste per conto di altre ditte impegnate nel mondo della moda.

Società a Venezia

L'inchiesta delle fiamme gialle, coordinata dal pm Davide Romanelli, sono partite grazie ad una segnalazione per operazioni finanziarie sospette che hanno fatto emergere il ruolo dell’imprenditore arrestato. Lo straniero, nascondendosi dietro delle “teste di legno” (tra cui anche due italiani che figurano tra i dieci indagati, i restanti sono cinesi), aveva architettato un articolato meccanismo di frode basato sull’utilizzo di fatture false, emesse da tre società “cartiere”, riconducibili a cittadini cinesi, due delle quali con sede formale a Venezia. Si tratta di ditte in realtà prive di una sede in cui operare, di dipendenti, di mezzi e locali idonei allo svolgimento di una normale attività imprenditoriale. Grazie agli approfondimenti di carattere fiscale ed alle indagini finanziarie, sono stati ricostruiti i flussi di denaro intercorsi tra il 2013 ed il 2015 e delineato il riciclaggio dei proventi illeciti, realizzato avvalendosi in particolare della collaborazione di un altro imprenditore compiacente ma estraneo alla frode fiscale.

Sequestri

Il gip Piera De Stefani, accogliendo le proposte del pm Romanelli, titolare delle indagini, ha disposto, il sequestro preventivo di dodici unità immobiliari di proprietà del 40enne: vari appartamenti con relativi garage, laboratori e uffici. All'interno della sua abitazione sono stati inoltre ritrovati e sequestrati 9mila euro in contanti, valuta cinese e un rolex Daytona del valore di 10mila euro, in oro e acciaio.
 

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