Favoreggiamento all'immigrazione clandestina: doppio arresto a Venezia

Due cittadini pakistani avevano commissionato il trasporto irregolare di 36 persone dietro il compenso di 2000 euro

Due persone sono state arrestate nel veneziano per favoreggiamento pluriaggravato dell'immigrazione clandestina. Si tratta di due cittadini pakistani di 32 e 39 anni, con regolare permesso di soggiorno in Italia e residenti in Veneto, che svolgono l’attività di venditori ambulanti. Con questo arresto la polizia di Stato ha concluso una complessa operazione partita dal Triestino, quale crocevia di migrazioni irregolari provenienti dal Pakistan.

Il primo arresto

L'operazione denominata “Barcola”, dal nome dalla zona di Trieste in cui è avvenuto il rintraccio dei migranti irregolari, ha stroncato un sodalizio criminale che favoriva l'immigrazione clandestina di cittadini pakistani verso l’Italia attraverso la “Rotta balcanica”. L'indagine è partita da un episodio avvenuto sul lungomare di Barcola lo scorso 24 giugno, che ha portato all’arresto di un trasportatore pakistano di 37 anni, anche lui regolare in Italia. Egli, dopo aver superato il confine italo - sloveno, aveva introdotto in territorio nazionale 36 migranti di nazionalità pakistana, trasportandoli all’interno del vano merci di un piccolo furgone. L'uomo, una volta giunto sulla strada costiera all'altezza dell'area di ricerca Sissa, ha fermato il veicolo per far scendere i migranti e allontanarsi. Intercettato subito dopo dalle pattuglie della polizia, a seguito della segnalazione di alcuni cittadini, è stato arrestato per il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Massimo De Bortoli della direzione distrettuale antimafia di Trieste, hanno avuto una svolta decisiva negli ultimi giorni, dimostrando il coinvolgimento nell’episodio delittuoso di altri due cittadini pakistani, che sono stati arrestati lunedì.

Trasporto irregolare dietro compenso

Dalle indagini è emerso che avevano commissionato il trasporto dei migranti dietro il compenso di 2000 euro; inoltre, il giorno prima del rintraccio, i due avevano condotto il passeur per un sopralluogo in un bosco a ridosso del confine, al fine di portare dei generi di conforto ai migranti lì nascosti in attesa di varcare il confine italiano. Alle prime ore del giorno del rintraccio gli organizzatori avevano consegnato all’autista il veicolo da utilizzare per il trasporto e una scheda telefonica “pulita” di un gestore di telefonia mobile bosniaco, con la quale intrattenere le conversazioni circa l’andamento del viaggio. Da qui la decisione degli inquirenti di richiedere gip del tribunale di Trieste l’emissione di un provvedimento restrittivo nei confronti dei due pakistani per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante di aver introdotto in Italia più di 5 persone in condizione di clandestinità, sottoponendo le stesse a un trattamento inumano e degradante, al fine di trarne profitto.

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