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Cronaca Campolongo Maggiore

Maniero contro "Faccia D'Angelo": "La fiction non la volevo, dimenticatemi"

L'ex boss della Mala del Brenta preferirebbe far cadere nel dimenticatoio le sue gesta. Dal 2010 è un uomo libero che vive nell'anonimato e si sta ricostruendo una vita lontano dal Veneto

Felice Maniero non vuole più essere "Faccia d'Angelo". Anzi, la fiction intitolata con il suo celebre soprannome non gli va proprio giù. Fosse per lui tutto dovrebbe finire nel dimenticatoio. Cancellato. Stop. Invece la miniserie in due puntate che andrà in onda su Sky il 12 e 19 marzo in cui si racconterà la sua parabola criminale, per forza di cose riporterà al centro della scena le gesta della Mala del Brenta.

 

I PRIMI SEI MINUTI DI "FACCIA D'ANGELO"

 

Il suo avvocato, Maurizio Scattolin, fa sapere di aver parlato con il suo cliente nei giorni passati, che gli ha dichiarato che avrebbe preferito non si facesse un film sulla sua vita. "Vorrei che non si parlasse più di ciò che ho fatto, che si dimenticassero di me. Così la mia vita sarebbe più tranquilla", riporta il Corriere del Veneto. Troppo tardi però. "Faccia d'Angelo", basato su "Una storia criminale", la sua autobiografia scritta insieme al giornalista Andrea Pasqualetto, è uno degli eventi televisivi più attesi, soprattutto dopo il successo delle due serie di Romanzo Criminale, ispirate alla storia della Banda della Magliana. A interpretare "Felicetto" sarà l'attore Elio Germano.

 

Inevitabile quindi che il "Toso", come veniva chiamato all'epoca e nel film, godrà di una notorietà supplementare non voluta. Soprattutto adesso che è un uomo libero che tenta di rifarsi una vita. Dal 2010, infatti, Felice Maniero ha finito di scontare una pena di 17 anni e ora vive nell'anonimato lontano dal Veneto.

 

Elio Germano, uno dei giovani attori di maggiore talento del panorama italiano, offre la sua chiave di lettura del personaggio "Felicetto": "Non è il classico bandito rozzo e feroce ma una mente acuta, un uomo che si mostra gentile e raffinato - commenta in uno speciale sulla fiction - Il suo modello è quello di un imprenditore più che di un malavitoso da strada. Poi c’è il periodo storico: il Toso è fortemente legato agli anni Ottanta, quando si è radicata quell’idea cruciale allora ma che ci portiamo ancora addosso dell’uomo furbo, opportunista, che sfoggia ricchezza".

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