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Cronaca Torre di Mosto

Le minacce di lui, la denuncia e poi l'aggressione. Torre di Mosto sotto choc

Michele Beato si è ucciso in garage puntandosi contro una balestra. Il prefetto Vittorio Zappalorto gli aveva tolto la licenza di guardia giurata e l'arma dopo le minacce alla moglie. Lunedì lui l'ha attesa e ha cercato di ucciderla prima di farla finita

L'ha aspettata a bordo della sua Fiat 600 grigia dal barbiere, "Stello", dove sapeva che la moglie andava a servizio tutti i lunedì pomeriggio in via Roma, a Torre di Mosto. Lei, puntuale, era lì verso le 14 sulla sua Lancia Ypsilon. Ha visto il marito e si è barricata in macchina. R.S. ha alzato tutti i finestrini per proteggersi. Ma la furia del marito, Michele Beato, 57 anni, non si è fermata neppure davanti a questo: ha iniziato a sferrare dei colpi al vetro del posto guida della Lancia Ypsilon, e quando l'ha mandato in frantumi ha colpito la moglie, R.S. di 51 anni, desistendo solo quando i vicini sono corsi ad aiutarla sentendola urlare.

Allora Michele Beato ha lasciato andare il coltello, si è rimesso alla guida della 600 ed è andato verso il garage di casa sua, a 200 metri dal barbiere Stello. È sceso nel seminterrato, ha preso una balestra, l'ha puntata contro se stesso all'altezza del collo e si è ucciso. Per lui non c'è stato niente da fare. La moglie soccorsa dal 118 è stata portata all'ospedale. È grave ma non sarebbe in pericolo di vita. L'epilogo della storia di questa coppia, originaria del Barese ma residente a Torre di Mosto da oltre 20 anni con i figli di 27 e 30 anni, ha sconvolto la piccola comunità. Il tentato omicidio, poi il suicidio di Michele Beato. Gente che non aveva mai fatto parlare di sé. 

«Non è una famiglia che si è mai rivolta a noi o ai servizi sociali del Comune - spiega il sindaco di Torre di Mosto, Maurizio Mazzarotto. Siamo addolorati e sconvolti». Già qualche anno fa, racconta qualcuno a Torre di Mosto, aveva confidato a dei conoscenti di aver paura di suo marito Michele, da anni guardia giurata della società Axitea per il Veneto orientale. L'epilogo delle minacce e della furia di lui era arrivato all'inizio di quest'estate, mentre lei se n'era già andata a stare a San Stino. Lui l'aveva incontrata in piazza a Torre e dopo aver tirato fuori la pistola di servizio l'aveva minacciata. Quindi R.S. l'aveva denunciato. E in questo modo il prefetto Vittorio Zappalorto gli aveva revocato il titolo per svolgere la sua professione di vigilantes, gli aveva fatto portare via l'arma e gli aveva revocato il porto d'armi. Quello per l'uomo deve essere stato l'inizio della fine. Allo strazio dei figli, Davide e Daniela, si unisce tutta la piccola comunità, stretta attorno a R.S., gran lavoratrice, benvoluta e forte, raccontano. Aveva trovato il coraggio di denunciare e di andarsene. Ora è ricoverata all'ospedale.

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