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Festa della Salute, in migliaia alla Basilica tra il sacro e il profano

Come ogni anno il 21 novembre i veneziani chiedono alla Madonna di difenderli dalle malattie. Un rito che dal 1630 è protagonista in laguna

C'erano anziani, adulti e bambini. Una festa popolare, una festa per tutta la città. Come sempre alla basilica della Salute il 21 novembre è stata grande ressa. Migliaia le persone che hanno partecipato al pellegrinaggio e ai riti religiosi officiati dal patriarca monsignor Francesco Moraglia. E' la festa della Madonna della Salute, con cui i veneziani ricordano la fine della peste del 1630, quando la popolazione fece il voto di realizzare la chiesa intitolata alla Vergine e di celebrare ogni anno una grande festa religiosa con il voto di donarle una candela in segno di ringraziamento ma anche di buon augurio contro le malattie future. Riti che si perdono nei meandri di un passato che ogni anno torna a far capolino attraverso il ponte votivo, le preghiere e anche i piatti della tradizione, come la "castradina".

Giovedì sera si è svolto il pellegrinaggio dei giovani con l’omelia del patriarca. A seguire le sue parole c'erano circa 1.500 ragazzi, provenienti sia da Venezia che da diversi comuni della provincia. Il tema dominante è stata la «ricerca della felicità»: il Patriarca ha sottolineato che non ne conosciamo i contenuti, perché i valori ci sfuggono e ci spingono a cercare scorciatoie per raggiungerla.

Sempre venerdì all’esterno della basilica, dalle 12 alle 16, è rimasto ormeggiato in punta della Dogana "Il nuovo trionfo", il trabacolo restaurato a Chioggia insieme al caiccio dell’omonima Compagnia di Marineria Tradizionale: partecipano alla festa portando idealmente il medico della peste dai Lazzaretti, scortato dai bastasi della quarantena. I cuochi preparano la castradina, la zuppa d’orzo e fagioli, i crostini di baccalà mantecato, i dolcetti veneziani, i "caramei" per i bambini e il vino di laguna.

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