Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Favole gay per i bambini a Venezia Maggioranza spaccata in Comune

Il capogruppo Udc Venturini: "Fosse per me mi dimetterei". L'assessore Bettin e Caccia: "Il sindaco (che è contrario, ndr) dovrebbe ringraziare"

Infuria la polemica sulle "favole arcobaleno" inserite nei libri "anti-discriminatori" che potrebbero essere distribuiti nella cinquantina di istituti per l'infanzia veneziani. Fiabe in cui ci sono due pinguini maschi che covano l'uovo per esempio. Giusto che storie del genere debbano essere raccontate ai più piccoli? L'iniziativa è della consigliera delegata ai Diritti civili e alla Lotta alla discriminazione Camilla Seibezzi, che giovedì in una conferenza stampa ha annunciato (dopo un annuncio non privo di polemiche) anche l'arrivo del termine neutro "genitore" sui moduli comunali, al posto di "madre" e "padre".

Una idea, quella delle "fiabe arcobaleno" subito stigmatizzata dal sindaco Giorgio Orsoni, che ha dichiarato come serva "tutelare i diritti civili e non fare propaganda". Una bocciatura, insomma, simile a quella dichiarata dal parlamentare del Nuovo Centrodestra Carlo Giovanardi e dall'Udc (che minaccia la crisi in Comune). Il capogruppo dell'Unione di Centro Simone Venturini su Facebook dichiara: "Fossi delegato del sindaco, dopo una piena sconfessione da parte di quest'ultimo, mi dimetterei senza esitazioni".

Ma a Ca' Farsetti c'è anche chi plaude all'iniziativa. E la appoggia. E' il caso del consigliere di "In Comune" Beppe Caccia, secondo cui "il sindaco di Venezia dovrebbe essere semplicemente grato a Camilla Seibezzi per il lavoro che sta svolgendo, con grande impegno, per il riconoscimento di dignità e diritti uguali per tutte e tutti. Per tutte le famiglie e per tutti i bambini. Ricordando a chi se ne fosse facilmente scordato, che la nostra è una città da sempre impegnata per questo".

Sulla stessa lunghezza d'onda l'assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin: "Era del tutto prevedibile la gazzarra indecente della destra più becera, le sue falsificazioni, il suo terrorismo culturale, come le ipocrite grida di dolore e d'allarme dei bigotti più retrivi", commenta.

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