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Il luogo del delitto

Il luogo del delitto

Marghera risponde: in testa alla fiaccolata il sindaco Giorgio Orsoni

Stamattina il primo cittadino in sopralluogo nella zona di piazza Mercato dopo l'omicidio di domenica sera. Venerdì il corteo, alle 18

"Riprendiamoci la città". Questa la parola d'ordine. Tutta la città di Venezia, con le sue peculiarità. Laguna e terraferma unite per dire no alla violenza. L'intento degli organizzatori della manifestazione di venerdì prossimo dopo la sparatoria di domenica scorsa in piazza Mercato a Marghera è di dare una risposta subito. Perché, per dirla come il vicesindaco Sandro Simionato, "poteva succedere ovunque".

E' toccato a Marghera, che inevitabilmente dopo l'omicidio di un onesto lavoratore 33enne macedone e il ferimento di colui che allo stato delle cose sembrerebbe il vero obiettivo del raid, finisce nel mirino. L'appello alla mobilitazione per il corteo-fiaccolata, che partirà da piazza Mercato e arriverà fino a piazzale della Concordia con inizio alle 18, è rimbalzato dagli inviti degli esponenti politici locali ai social network. L'anticipazione martedì mattina del segretario del Pd di Marghera Antonio Cossidente, poi rilanciata su Facebook da Elvis Ferialdi, segretario dei Socialisti di Marghera. Il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso stamattina ha accompagnato il sindaco Giorgio Orsoni per un sopralluogo in centro alla città Giardino, per capire di persona la realtà quotidiana della città. Hanno camminato in quella piazza Mercato domenica gremita di persone atterrite. Lo sguardo impaurito da ciò che era successo.

Il primo cittadino con ogni probabilità sarà alla testa del corteo che venerdì chiederà giustizia e si farà portavoce della volontà di poter vivere, semplicemente, in un mondo civile. Parteciperanno forse anche i rappresentanti della comunità macedone, che stanno vivendo giorni di dolore e di paura. Una manifestazione aperta a tutta la gente che lavora e si guadagna da vivere onestamente, per dimostrare che è possibile vivere in una società multiculturale. E se il dibattito sulla sicurezza si infervora, è inevitabile che la scelta di chiudere il bar di Marghera della sparatoria per dieci giorni finisca nel mirino. Ieri sulla serranda abbassata del locale è stato affisso un cartello polemico: "Piuttosto che chiudere i locali preoccupatevi di chi fate entrare in Italia. È lo Stato che deve vigilare non l'esercente".

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