Cronaca

Figlio di una coppia gay iscritto all'anagrafe di Venezia: sentenza storica, è il primo in Italia

La Cassazione ha rovesciato il verdetto dei giudici che davano ragione all'iniziale rifiuto del Comune. Le donne si sono sposate all'estero. "Riconosciuto il diritto alla famiglia"

È veneziano il primo bimbo figlio di due mamme in Italia. La Corte di Cassazione, con una sentenza storica per la Penisola, ha riconosciuto alla coppia gay (sposata in Gran Bretagna) il diritto di iscrivere il piccolo all'anagrafe del capoluogo lagunare con i cognomi di entrambe le madri. Inizialmente le donne si erano viste opporre il rifiuto all'iscrizione prima dall'ufficiale di Stato e poi anche in Aula, sia in tribunale che alla Corte d'Appello. Ora la sentenza di terzo grado che ribalta il verdetto.

Una decisione salutata con soddisfazione sia dalle dirette coinvolte che da attivisti e associazioni che si battono per diritti delle coppie gay. Per il piccolo, secondo la Corte, è preminente il diritto alla famiglia, in questo caso formata da due donne, una delle quali aveva avuto il bambino a seguito di fecondazione eterologa. L’ufficio dello stato civile britannico lo aveva iscritto come figlio di entrambe le mamme, che avevano poi chiesto il riconoscimento all'anagrafe del Comune di Venezia, vedendosi negare la possibilità.

Per la Cassazione la volontà della coppia non contrasta con l'ordine pubblico internazionale. Pur ricordando le condizioni che regolano nel nostro Paese la fecondazione eterologa e che stabiliscono che "i conviventi siano di sesso diverso nella procreazione assistita, praticata in caso di sterilità", la Corte ha stabilito che "la fattispecie perfezionata dagli uffici dello stato civile di un paese estero, non è contraria all'ordine pubblico", giudicando come preminente l'interesse del bambino a mantenere le relazioni affettive, "pur in assenza di vincoli biologici o adottivi, con il nucleo famigliare di riferimento".

Per l'associazione Luca Coscioni e l'associazione radicale Certi Diritti si tratta di "un altro colpo per la legge 40, la cui riforma è attualmente incardinata in XII Commissione in Senato, che potrebbe anche eliminare il divieto di donazione alla ricerca di embrioni che mai saranno utilizzati per una gravidanza e garantire l’accesso alla PMA a tutte le persone che per avere un figlio hanno bisogno dell’aiuto della medicina della riproduzione". "La sentenza - commentano Filomena Gallo e Leonardo Monaco, segretari delle due associazioni - per ironia della sorte casca a 12 anni esatti dal referendum sulla legge 40. Una nuova doccia di realtà per un Parlamento che farebbe bene a superare di fretta gli ultimi divieti della legge 40, come il divieto di eterologa per le donne single e lesbiche, prima che ci pensi la Corte Costituzionale a finire di demolire una delle più brutte leggi della storia repubblicana".

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