"Sono hacker, risolvo problemi", veneziano scopre falla in sistema di navigazione anonima

Si tratta di Filippo Cavallarin, 35enne originario del Lido di Venezia, titolare di una società mestrina. "Ho contattato Tor e mi hanno risposto dopo due ore. Ringraziandomi"

Tra i 50mila visitatori della 34. Tuttinfiera, alla Fiera di Padova, grande protagonista è stato un veneziano, in grado di scoprire una falla in "Tor browser", il sistema di navigazione anonimo che permette di navigare su internet senza lasciare traccia. Si tratta di Filippo Cavallarin, 35enne del Lido di Venezia, titolare della società mestrina WeAreSegment.com. "Stavo facendo altre attività di ricerca in rete - spiega Cavallarin - quando ho trovato qualcosa che non mi tornava, c’era un tassello diverso da quello che avrebbe dovuto esserci; così in un’ora di controlli sono arrivato a scoprire nel sistema un baco che di fatto vanifica il concetto stesso di anonimato che caratterizza il sistema Tor. È stata un’intuizione, alla conclusione ci sono arrivato in un modo più artistico che scientifico".

"Ho trovato la falla, ma non ho chiesto compensi alla società"

Cavallarin spiega i passaggi con la rapidità e la sicurezza che impediscono al profano di capire e tradiscono la grande preparazione di chi, da quando aveva 12 anni, smanetta coi computer. "Trovata la falla ho fatto diverse prove su 10 sistemi e su più piattaforme. Poi il 26 ottobre ho comunicato la cosa a Tor e loro, sono un’organizzazione mondiale, due ore dopo mi hanno risposto, enormemente contenti e grati per essermi fatto vivo. Essere un hacker significa mettere a disposizione le proprie conoscenze per risolvere i problemi". Chi invece i problemi li crea sono i cracker, che si insinuano nei sistemi per danneggiarli.

"Una questione morale"

Altri si sarebbero fatti pagare, qualcuno magari avrebbe offerto la scoperta ad aziende concorrenti. Per Cavallarin si tratta di una questione morale. "Il lavoro che faccio con la mia azienda è qualcosa che serve alla nostra e all’altrui crescita. Vendere questa scoperta avrebbe significato rendersi inconsapevolmente complice di qualsiasi cosa, magari avrebbe anche potuto costare la vita a qualcuno". Cavallarin spiega che in Italia c’è sempre più richiesta, anche da parte di enti pubblici, di sistemi che permettono di pubblicare in rete in forma anonima. Lui e la sua società che è tra le principali a occuparsi di sicurezza informatica, non sono nuovi a risultati del genere: a settembre avevano trovato un baco su tutti i sistemi Mac e l’avevano fatto sapere ai boss dell’Apple.

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