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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Cronaca Quarto d'Altino

Portati in Italia da un concittadino "rispettabile" e messi a lavorare come schiavi

Due anni di controlli della Finanza padovana hanno portato a smantellare un’associazione per delinquere dedita allo sfruttamento di lavoro. Operatori portati anche nel Veneziano

Li andava a reclutare nel suo paese, l'India. Li cercava nei campi, tra i braccianti più poveri, e prometteva loro un lavoro nella sua azienda e il riscatto. Approfittava della sua appartenenza a una casta sociale elevata e passava per essere un benefattore. Quindi pagava loro il biglietto aereo, gli faceva il contratto nella sua ditta di somministrazione di manodopera, situata nel Padovano, e preparava il permesso di soggiorno. Quando i connazionali arrivavano in Italia però diventavano "schiavi": l'uomo svendeva la loro forza lavoro sfruttandoli per aggiudicarsi le commesse di importanti società della logistica, del tutto ignare di questo, in tutta Italia. Nel Veneziano, dal 2018 al 2020, decine di lavoratori principalmente connazionali, ma anche bengalesi e pakistani, hanno prestato servizio ad esempio a Quarto D'Altino, Meolo e a Portogruaro. 

Costretti a lavorare in condizioni disumane, senza regole né orari, e a restituire ogni mese i soldi del loro viaggio in Italia per mostrare rispetto e riconoscenza al loro datore di lavoro. Il gestore della cooperativa, l'uomo indiano che li teneva in pugno, li faceva alloggiare ammassati in appartamenti, dava loro una busta con le provviste già razionate per mangiare e dagli stipendi tratteneva anche le spese del vitto e del posto letto. Una condizione diversa da quella delle vittime di tratta perché in questo caso le centinaia di persone sfruttate avevano un contratto e il permesso di soggiorno. Ma la loro condizione non sarebbe mai emersa, non potendo loro ribellarsi per paura di ritorsioni anche nei confronti dei famigliari in India, se non grazie al paziente lavoro di verifica e controllo dei Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria del Comando provinciale di Padova, con il supporto di altri reparti del Corpo e dell'Ispettorato del lavoro.

I finanzieri hanno allora dato esecuzione a un’ordinanza che ha disposto la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno nei confronti del gestore della cooperativa e di altre 7 persone, tra cui un italiano, su 15 persone indagate in tutto. Un intervento che ha permesso di smantellare l'associazione per delinquere, finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro. Tra i soldi e le case, le Fiamme gialle hanno sequestrato 750 mila euro. Smantellata la cooperativa capeggiata dal cittadino indiano, residente da tempo nel padovano, con ramificazioni in diverse città (Alessandria, Mantova, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Parma, Bologna, Forlì-Cesena, Arezzo, Perugia e Lecce). I lavoratori erano sottoposti alla pressante vigilanza dell’organizzazione, che dislocava presso ogni sede della cooperativa un fidato sodale con il compito di spegnere, con la minaccia e talvolta con l’uso della forza, ogni tentativo di protesta o ribellione, controllando anche la fruizione di ferie o permessi, e disincentivando l'adesione a organizzazioni sindacali. Il profitto dell'associazione veniva in parte trasferito in India e in parte utilizzato per l’acquisto di ulteriori abitazioni da destinare a dimora obbligata dei lavoratori, in modo da alimentare e accrescere il sistema di sfruttamento della manodopera.

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