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Colpito dal rivale e buttato in fosso a Mirano: ma era una messinscena

Incredibile episodio nel parco di villa Belvedere, dove in settembre tre ragazzi hanno simulato un'aggressione per vendetta. Scoperti, minore denunciato

Una messa in scena architettata a puntino, che sfiora per meticolosità di preparazione ed esecuzione la trama di uno dei migliori gialli. Eppure qualcosa è andato storto. Così tre giovani, di cui un minorenne, tutti residenti tra Scorzè e Spinea e appartenenti al "giro" dell'organizzazione di feste in discoteca, sono finiti nei guai. Il loro castello di carte è crollato di fronte alle indagini dei carabinieri della stazione di Mirano, che alla fine li hanno denunciati per calunnia e procurato allarme: la vicenda risale al 24 settembre, quando il minore dei tre era stato recuperato da un fosso nel parco di villa Belvedere a Mirano e aveva raccontato di essere stato aggredito. Ma le cose non stavano proprio così.

In realtà il minorenne si era legato al dito un "dispetto" subìto in luglio, quando in una discoteca qualcuno gli aveva versato nella bottiglia una sostanza non ancora precisata che lo aveva spedito dritto al pronto soccorso con nausea e vomito. Del fatto il ragazzo sospetta un ex amico di Mira, suo socio in affari nella gestione di una discoteca, con cui ha in sospeso anche una disputa per una ragazza.

Così il giovane elabora una diabolica trama per vendicarsi: fa contattare la vittima da un terzo ragazzo "insospettabile", che gli chiede un incontro a Mirano. Il posto viene scelto ad arte: il parco è molto frequentato, ma la fitta boscaglia e i dedali di stradine lo rendono ideale per assicurare la scena finale del piano architettato, lontano da sguardi indiscreti. L’incontro avviene di giovedì pomeriggio. Il ragazzo segue l’insospettabile nel parco e viene condotto vicino ad un canale, dove il sentiero tende a degradare nelle acque. Qui l’ignara vittima si trova improvvisamente di fronte al vecchio amico, ora rivale in amore, che è accompagnato da un altro ragazzo. L’incontro è fugace e senza traumi, perché i due "nemici" si ignorano e la vittima del piano se ne va per la sua strada. Ma la premessa per la messinscena è stata creata: molte persone, tra cui il custode del parco, hanno visto i due gruppi di ragazzi che si sono incontrati in una zona defilata e protetta agli sguardi. Insomma, durante l’incontro può essere potenzialmente successo di tutto.

A quel punto i tre complici si inventano l'aggressione. Il minore si immerge da solo nelle acque del canale, poi chiede agli altri di sferrargli un pugno al volto. Dopodiché vengono chiamati sia 118 che 112, e quando i soccorritori giungono al parco trovano il ragazzo sul sentiero, zuppo e con il naso rotto. Gli altri raccontano di averlo trovato esanime in acqua, di averlo portato a riva e rianimato con manovre di respirazione artificiale. Subdolamente, già nelle prime fasi di accertamento, la presunta vittima fa cenno alla disputa in corso con il ragazzo di Mira, narrando proprio l’episodio dell'avvelenamento, indicandolo velatamente come uno dei possibili autori dell’aggressione.

Ma la storia non regge: i carabinieri già dall’emissione del referto medico sospettano della ricostruzione dei fatti, perché le vie aeree e i polmoni del potenziale annegato sono stranamente liberi, mentre le conseguenze di una giacenza in acqua anche di pochi secondi sono ben altre. E poi non si riscontrano nemmeno i classici micro-traumi dovuti alle manovre di rianimazione, per di più fatte da un ragazzo senza particolare esperienza. Così il castello di frottole comincia a scricchiolare. Viene messo alle strette il complice che ha adescato la vittima, che confessa senza troppa resistenza di aver ricevuto mille euro per organizzare lo "scherzo", così come il terzo ragazzo coinvolto. A quel punto il minore, accompagnato in caserma dai genitori, confessa tutto. A conclusione delle indagini i tre ragazzi sono denunciati per calunnia e procurato allarme.

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