"Fiori per Pateh", una corona in Canal Grande per il migrante che ha perso la vita a Venezia

L'iniziativa venerdì alle 17 davanti alla stazione ferroviaria. Intanto le frasi razziste e i video del salvataggio "mancato" di domenica sono stati ripresi dai principali media internazionali

Fiori per Pateh. Così come nei giorni scorsi sono stati deposti fiori per Sandrine Bakayoko. Entrambi sono stati richiedenti asilo, entrambi hanno trovato la morte in una terra, l'Italia, e il Veneziano in particolare, in cui forse avevano risposto troppe speranze. Prefigurandosi un futuro che si è spento troppo presto. A 22 anni come a 25. Venerdì alle 17 sarà deposta una corona di fiori in Canal Grande all'altezza della stazione ferroviaria di Santa Lucia dove domenica scorsa il giovane Pateh Sabally, del Gambia, ha perso la vita mentre tutt'attorno in centinaia di persone hanno assistito alla tragedia. La tragedia di un giovane che non avrebbe voluto essere salvato. L'evento è organizzato dall'associazione "La Casa di Amadou", per "unirsi ai fratelli profughi del Gambia con una corona di fiori dei colori del suo Paese. Partecipiamo al loro dolore consapevoli che –come scriviamo nel commiato- 'Caro Pateh, amico nostro fragile, il salvagente dei diritti, dell'accoglienza degna, calorosa e semplicemente umana ti è stato lanciato tardi, o male, o chissà'”. 

Anche don Nandino Capovilla, parroco della Cita, ha voluto salutare a suo modo il migrante 22enne: "'El fa finta, disgraxià', dicono che qualcuno abbia gridato mentre annegavi. Ma non facevi finta - scrive il prelato - Hai detto, disperatamente, basta. Basta vita ai margini, basta incertezze, basta attese esasperanti. Perchè non hai fatto finta quando hai salutato la tua famiglia e sei partito dalla tua terra poverissima e in subbuglio. (...). Se sei partito, eri tra quelli che speravano in una vita più degna. Ma gli amici, qualcuno che si fosse potuto occupare di te, solo di te, non come numero, non dentro un modulo, dove erano? Ne hai incontrati in questo nostro Paese, che sa solo temere e non più, o quasi mai, solidarizzare? Vorremmo averti conosciuto il giorno prima, Pateh. Ti avremmo abbracciato, ti avremmo tenuto stretto. Almeno avremmo voluto provarci". 

Quelle frasi razziste o comunque denigratorie proferite da alcune persone dalle rive sul Canal Grande di cui parla anche don Capovilla, oltre ad avere fatto il giro del web, hanno raggiunto anche i media europei. Soprattutto i siti inglesi: "Migrante africano annega in Canal Grande mentre centinaia di persone lo guardano ed evitano di tuffarsi per salvarlo", scrive il Daily Mail. L'Evening Standard sottolinea la gente che "ride e fa commenti razzisti", mentre la Reuters parla di un "migrante lasciato annegare". Stessi concetti espressi anche, tra gli altri, dall'Independent, da Huffington Post Uk, dal The Sun e dal Telegraph.

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