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Forte Cosenz alla Regione, Italia Nostra di traverso: "Dubbi sulla bontà dell'accordo"

Il direttivo veneziano dell'associazione sconcertato sull'esito della vicenda. "Come tutti gli altri forti militari di Mestre, dovrebbe essere acquisito dal Comune di Venezia"

L'accordo stretto tra Agenzia del Demanio, ministero dei Beni culturale e Regione Veneto prevede che la Regione gestisca fino al 2024 otto dei 9 ettari complessivi di Forte Cosenz, in ottica di recupero e valorizzazione del campo trincerato tra Favaro Veneto e Dese. Una decisione inaspettata per la sezione di Venezia di Italia Nostra, che esprime il proprio sconcerto: "Nel consiglio comunale del 15 aprile 2016 la vicesindaco Luciana Colle si era impegnata a «presentare un nuovo programma di valorizzazione che interessi l’intero compendio immobiliare di proprietà dello Stato denominato Forte Cosenz, come richiesto dalle associazioni e consiglieri presenti». La vicenda, però, pare avrà un esito completamente differente "che non soddisfa - spiega Lidia Fersuoch, presidente della sezione - per ragioni di ordine culturale, di politica di uso dei beni pubblici e per le opacità presenti nelle procedure seguite".

"Forte Cosenz dovrebbe appartenere al Comune"

"Dal punto di vista culturale - continuano da Italia Nostra - non è chiaro il motivo per cui Forte Cosenz sia l’unico fra tutti quelli del campo trincerato di Mestre a non diventare di proprietà del Comune di Venezia, come logica conclusione del progetto iniziato alla fine degli anni Novanta di smilitarizzazione della terraferma. Tali fortificazioni sono parte del sistema difensivo veneziano, per la cui conservazione e fruizione culturale la nostra associazione da anni si batte in tutte le sedi deputate.

"Dubbi sulla bontà dell'operazione"

Italia Nostra nutre dei dubbi sulla bontà dell’operazione: "un’area nel cuore del bosco di Mestre trasformata in parte in deposito container con pista di atterraggio per elicotteri e in parte in circolo del calcetto dei dipendenti della Regione. Il programma di valorizzazione prevede inoltre che all’interno del forte dovrebbero trovare spazio mostre permanenti e temporanee, manifestazioni culturali e ricreative, associazionismo locale, concessioni temporanee di uso compatibile, cantina vini e prodotti locali, bar-enoteca, ostello della gioventù, bed and breakfast, affittacamere. Non esiste lo spazio fisico per tutte queste attività".

Il forte

Il forte, di circa nove ettari, è un immenso prato con tre soli edifici: il forte della Grande Guerra con mura spessissime e locali piccoli e angusti "necessariamente da adibire a museo di se stesso", un edificio già usato come bar e spogliatoio per il campo da calcetto del cral della Regione, e la Casa del Maresciallo, unico edificio che verrà trasferito al Comune di Venezia. "Come può essere valido un programma di valorizzazione fondato su iniziative irrealizzabili e che, per giunta, utilizza per il trasferimento le procedure del federalismo demaniale culturale per attività che culturali non sono?".

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