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Il Tar annulla il programma del Comune per Forte Sant'Andrea: vincono le associazioni

Cancellata la delibera che determinava il passaggio dell'area al Comune con la realizzazione di nuove strutture: "Ora il progetto va rifatto ascoltando la popolazione"

Ricorso accolto, la delibera comunale è annullata. Per ora è una vittoria della sezione di Venezia di Italia Nostra, che nelle settimane scorse ha presentato un ricorso al Tar contro la delibera del consiglio comunale che acquisisce la proprietà del Forte Sant’Andrea subordinandola a un “piano di valorizzazione”.

Il documento in questione è la delibera numero 9 del 2016, che approvava i programmi di valorizzazione del forte di Sant’Andrea e dell’isola della Certosa. Insomma, tutto da rifare. "Ci auguriamo che nella rielaborazione di tali programmi ora necessaria - commenta Italia Nostra - vengano tenute in debito conto le istanze di tutela e valorizzazione culturale del Forte, fortemente espresse dalla popolazione".

Tra l'altro con la decisione del tribunale regionale salta per il momento la realizzazione di nuove strutture ricettive. Italia Nostra auspica che a questo punto "venga separata la gestione museale di un bene storico identitario così importante come il Forte dalla realizzazione di servizi accessori, che non dovranno più presentare le dimensioni faraoniche previste nei suddetti programmi".

Forze politiche ed enti contrari alla delibera avevano dichiarato "battaglia" all'amministrazione fin da subito. Una mozione contraria era stata presentata da Monica Sambo, consigliera di minoranza in quota Pd, che insieme a diverse associazioni (tra cui Italia Nostra, venessia.com, Ambiente Venezia) aveva denunciato il rischio che l'operazione fosse l'ennesima "svendita" del patrimonio veneziano ai privati. "Nell’accordo le priorità vanno alla realizzazione di albergo, ristorante e anfiteatro per eventi - commentarono i comitati - mentre solo in un secondo tempo si realizzerebbero il museo e altre strutture per il pubblico, e solo nel caso in cui siano valutati economicamente convenienti e siano reperite le necessarie risorse".

La sentenza, secondo il Gruppo 25 Aprile, è "uno schiaffo all’arroganza di chi non ha voluto ascoltare la mobilitazione di una città a difesa di uno dei suoi luoghi più simbolici." La mobilitazione si era concretizzata "in un’affollatissima assemblea pubblica il 31 gennaio di quest’anno, convocata da una ventina di realtà associative". "La giustizia ha seguito il suo corso a tempi di record - continua il gruppo - a riprova dei vizi macroscopici di quella delibera". Intato si festeggia "la sentenza che permetterà di rilanciare il dibattito su basi più sane e corrette", ribadendo che "il futuro concessionario di un bene così importante deve essere identificato con procedura trasparente e conforme alla normativa vigente".

Soddisfatta anche Sambo, che in una nota scrive: "Trovavo e trovo degradante che argomenti così sensibili vengano ridotti a qualche pagina protocollata poco prima di Natale ed approvata di fretta senza permettere la partecipazione della cittadinanza attiva. Per fortuna, grazie ad Italia Nostra, ci ha pensato il Tar ad annullare la delibera. Spero sia l’occasione per ricominciare un percorso partecipato con municipalità, associazioni e cittadini".

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