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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca

La freccia gli finisce nell'occhio: salvato all'Angelo, Tommaso ha recuperato gran parte della vista

Il baby arciere aveva 6 anni quando durante una scoccata la freccia si è spezzata, finendogli dentro l'occhio. Grazie ai medici, l'occhio è integro e la vista continua a migliorare

Quella domenica di un anno e mezzo fa, Tommaso Varagnolo ha sei anni. È un baby arciere e si esercita a Chioggia. Il suo obiettivo sono le  gare nazionali: prende posto sulla linea, impugna l’arco, mira e tende quel tanto che basta per un tiro che ha già fatto centro migliaia di volte. Quando scocca la freccia, questa si spezza: una metà va verso il bersaglio, l’altra metà nel suo occhio sinistro, per poi uscire di rimbalzo.

«Vedo metà della freccia colpirmi e mi trovo improvvisamente per terra. Sento il frammento che esce dall’occhio e rotola vicino a me. E io a tenermi il viso con le mani. La mamma dice che ho urlato ‘ahia’, ma questo non lo ricordo», ripercorre istante per istante il giovane "Tommi", con uno sguardo vispo, tornato perfetto grazie «ai miei eroi dell’Angelo».

Tutto succede in una frazione di secondo, «e in quel momento tragico non riusciamo a capire da dove esca quel sangue che nostro figlio ha tra le mani», spiega il padre, tecnico radiologo. Da lì la prima corsa all’ospedale di Chioggia. I medici prestano a Tommaso le cure d’emergenza, ma per la complessità dovuta alla compromissione dell’occhio bisogna trasferirlo velocemente all’ospedale hub provinciale, l’Angelo di Mestre. «Ricorderò per sempre quella seconda corsa, a sirene spiegate, con l’autista dell’ambulanza che impreca contro le auto che non si spostano», aggiunge il padre.

Arrivato all’Angelo, l’équipe di Oculistica del primario Emilio Rapizzi decide di operare Tommaso d’urgenza. «Mi dicono la verità: - aggiunge ancora il padre di Tommaso - che la situazione dell’occhio è grave, che non è detto riescano a recuperare l’integrità dell’organo, figuriamoci la vista». L'incidente è eccezionale e unico per la sua dinamica. «Dobbiamo andare in sala ma non sappiamo cosa troveremo - spiega Rapizzi all'uomo -. Sarà necessario riorganizzare la struttura dell’occhio che ha perso la sua forma originaria. Intanto cerchiamo di salvare l’occhio. Ce la mettiamo tutta».

L’operazione riesce alla perfezione: si esegue in sala operatoria un’esplorazione del bulbo traumatizzato con sutura della ferita corneo-sclerale. A dieci giorni dall’incidente, Tommaso è sottoposto a un secondo intervento programmato, una vitrectomia posteriore con rimozione dell’emovitreo e dei residui del cristallino lussati posteriormente. In questa occasione la rottura retino-coroideale viene circondata dal laser. L’occhio è integro. Nella fase post operatoria però, non si sa ancora se (e se sì, come) ci sarà una ripresa soddisfacente della funzionalità dell’organo.

Tommaso viene quindi dimesso, e qualche giorno dopo un dolore agli occhi insopportabile lo colpisce all’improvviso. C’è il rischio di una complicazione. Nuova corsa urgente all’Angelo, questa volta con l’elicottero del Suem. «Il problema a causare tutto quel mal di testa in quel momento è relativo alla "pressione’ dell’occhio", risolto in poco tempo con le cure degli oculisti dell’Angelo e la somministrazione di specifici colliri - ricorda ancora il padre -. E da lì in poi Tommaso non ha più nemmeno un fastidio». È in quel momento che i medici fanno presente ai genitori che  l’occhio comincia a riprendere le sue funzioni visive.

Oggi Tommaso, a due anni dall’incidente, ha recuperato gran parte della vista. Gioca a calcio, suona l’eufonio al conservatorio «e adesso voglio riprendere a tirare con l’arco. Da grande? Diventerò oculista come il mio eroe, il primario Rapizzi. Ma anche dentista e musicista non mi dispiacerebbe».

«Non c'è regalo più bello dello sguardo ritrovato di Tommaso. - commenta il direttore generale dell'Ulss 3, Edgardo Contato - Questi due splendidi occhi ci ripagano delle mille fatiche di questi due anni, quando negli ospedali si è continuato a salvare vite nonostante la pressione del Covid: urgenze, operazioni, cure, attenzioni per gli ammalati, dai più piccoli ai più anziani, che, con fatica e ostinata dedizione nei loro confronti, non sono mai venute meno, neanche in questi anni di sconvolgimento pandemico».

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