Cronaca

Dirigente di una cooperativa sociale intascava i contributi per i detenuti

Indagine della guardia di finanza partita su segnalazione della stessa Onlus. Un veneziano di 49 anni si è impossessato di 32 mila euro di “borse lavoro”, stanziate nell’ambito di programmi di riabilitazione sociale e occupazionale

Dal 2015 al 2021 si sarebbe intascato 32 mila euro di “borse lavoro”, stanziate nell’ambito di programmi di riabilitazione sociale e occupazionale, denaro che era destinato ai detenuti. Ad essere mascherato dagli investigatori della guardia di finanza di Treviso è stato nei mesi scorsi un 49enne residente in provincia di Venezia, dirigente di una cooperativa sociale con sede nel trevigiano. Le borse lavoro erano promosse dalla stessa cooperativa in favore e a sostegno di persone detenute presso le strutture penitenziarie del territorio regionale.

Le indagini - scrive TrevisoToday - hanno permesso di ricostruire il sistema tramite il quale l’uomo è riuscito a “dirottare” le somme, sottraendole alle finalità sociali alle quali erano destinate. Approfittando del ruolo ricoperto all’interno della cooperativa, infatti, il dirigente ha sistematicamente falsificato le firme di numerosi detenuti, in maniera tale da far figurare che questi avessero ricevuto il denaro in contanti. Con questo semplice stratagemma l’amministratore infedele ha potuto intascare i contributi di sostegno in luogo degli ignari detenuti: le vittime sono sette, distribuite tra le carceri di Venezia, Treviso e Piacenza.

È stata la stessa cooperativa sociale a segnalare la frode: un'associazione che da anni promuove lo sviluppo del territorio e delle comunità attraverso attività produttive che favoriscono l’inserimento lavorativo di persone socialmente svantaggiate, anche attraverso la gestione diretta dei servizi abilitativi, educativi e socio-sanitari. Il fatto è emerso per caso, nel corso di un colloquio con uno dei detenuti che, a sua insaputa, risultava falsamente aver riscosso il contributo di sostegno.

A seguito dell’avvio delle indagini, l’amministratore infedele, dopo essersi dimesso, ha restituito una parte della somma di cui si era appropriato, consegnandola direttamente alla cooperativa. Questo non gli eviterà tuttavia le conseguenze penali delle sue azioni: la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso ha già concluso le indagini preliminari e l’uomo dovrà ora rispondere del reato di appropriazione indebita aggravata.

Molto amareggiato Marco Toffoli, presidente di Alternativa Ambiente Cooperativa che così ha commentato l'esito delll'indagine: «È stato facile riconoscerci, fin dai primi articoli che non riportavano il nostro nome, nella dolorosa vicenda che ci riguarda. Infatti, è stata proprio la dirigenza di Alternativa Ambiente Cooperativa Sociale a segnalare la frode e a chiedere l’allontanamento dell’amministratore che l’aveva operata. La persona che ora dovrà rispondere del reato di appropriazione indebita aggravata ha collaborato con noi per anni ed aver scoperto che aveva approfittato del suo ruolo per intascare i contributi di sostegno destinati ai detenuti è stato per noi sconvolgente.

Ma se lo abbiamo scoperto è grazie alla trasparenza che contraddistingue la nostra amministrazione: i conti non tornavano, insomma, e anche se numerose partite contabili si chiudono anche nell’arco di più anni sono sempre tutte tracciate. Una volta scoperta l’incongruenza tra quanto dichiarato da un detenuto e quanto riportato nelle nostre scritture contabili è stato semplice risalire al colpevole di un risultato contabile su cui stavamo già cercando di fare chiarezza.

Da oltre vent’anni siamo un punto di riferimento non solo per il carcere di Treviso ma anche per diversi servizi sociali e socio-sanitari del territorio: il nostro sostegno a favore dei detenuti e di persone svantaggiate beneficia di una solida struttura, che anche in questo caso si è rivelata reattiva ed efficace. Abbiamo prontamente compiuto il nostro dovere di segnalare la frode e di allontanare il suo autore, ma proprio per la nostra vocazione a sostenere le persone in difficoltà, non abbiamo voluto accendere i riflettori sul colpevole, che ha anche restituito alle casse della cooperativa l’ammanco. Ha tradito la nostra fiducia, è stato allontanato ed ha provveduto al risarcimento economico. Per noi la faccenda si chiude qui: a condannarlo ci penserà la Legge, ma noi non saremo la sua pubblica gogna.

Alternativa Ambiente Cooperativa Sociale garantisce quotidianamente lavoro a oltre 500 persone, molte delle quali con svantaggio psichico, fisico o sociale; gestisce un laboratorio occupazionale presso il Carcere di Treviso; crea e segue percorsi ad hoc nel suo centro diurno occupazionale (sono stati 81 nel 2020) e gestisce i servizi sociosanitari per una quarantina di ospiti in quattro comunità-alloggio. Tutti noi – soci, responsabili e amministratori – avvertiamo molto la grande responsabilità verso tutti loro e verso i tanti clienti dei nostri servizi: il cerchio prontamente chiuso intorno all’ex dirigente lo dimostra».

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