Fatture false per 25 milioni: 12 arresti, un chioggiotto nella triade del sodalizio

Blitz della guardia di finanza questa mattina. Lo schema utilizzato, dal 2012 ad oggi, è quello della frode Iva. Confiscato un equivalente di 8 milioni e mezzo di euro

Foto ©Ansa

Dodici misure cautelari e la confisca di un equivalente di 8 milioni e mezzo di euro. Questo il risultato del maxi blitz di questa mattina della guardia di finanza di Padova, che ha scoperto una frode da 25 milioni di euro sul vettore Italia - Est Europa. Sono stati 250 i finanzieri impiegati nell'operazioni, tra Padova e varie province d'Italia, tra cui Venezia, Treviso, Verona e Vicenza.

La triade a capo del sodalizio

Le fiamme gialle hanno smascherato e disarticolato un sodalizio criminale responsabile di numerosi reati di materia fiscale, riciclaggio e auto-riciclaggio. Nella fattispecie, alle persone implicate sono state contestate numerose ipotesi di reato: associazione a delinquere, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, reati transnazionali. Sarebbero 45 quelli accertati nel corso delle indagini. A capo del sodalizio ci sarebbero tre veneti: R.C., 47enne di Chioggia, G.M., 60enne di Padova e L.S., 59enne di Vicenza. In loro supporto agivano i veneziani D.D., 47enne esperto contabile, M.D.S. e R.S., rispettivamente di 50 e 41 anni, nonché il vicentino P.P, di 55 anni.

Il modus operandi

Lo schema utilizzato dai malviventi è quello delle frodi Iva, in cui una società "cartiera" genera movimentazioni di beni e servizi, emettendo fatture per operazioni di fatto inesistenti. Per un periodo limitato di tempo (12 mesi) e senza adempiere agli obblighi fiscali. Le fatture emesse, invece, vengono regolarmente annotate in contabilità dalle società, permettendo la deduzione di costi inesistenti e la compensazione dell'Iva. Per rendere il meccanismo apparentemente "legale" la società compiacente, beneficiaria delle fatture false, effettua alla "cartiera" il pagamento, il cui importo è gravato da Iva. La "missin trader" non versa l'imposta e restituisce alla beneficiaria l'intero imponibile, nonché l'Iva corrisposta, al netto del proprio compenso illecito.

Una volta ottenuto il pagamento delle fatture false, le cartiere effettuavano bonifici sui conti correnti di 3 società estere con sede in Croazia, Slovacchia e Slovenia. Tutte gestite dal sodalizio e utilizzate per riciclare i proventi illeciti. Il denaro veniva poi fatto rientrare in Italia con una serie di trasferimenti che potessero mascherarne la provenienze illecita. I soldi, alla fine, erano reinvestiti attraverso società immobiliari o nell'acquisto di beni di lusso, come Ferrari o imbarcazioni.

Fatture false per 25 milioni di euro

Le indagini dei militari hanno permesso di ricostruire l'operatività, dal 2012 ad oggi, di numerose società cartiere utilizzate per emettere fatture false nei confronti di una società operante nel campo della prevenzione antincendio ed infortunistica, di fatto il perno del sistema di frode. Le fatture false finora quantificate ammontano ad un totale di 25 milioni di euro. Cifra che secondo le fiamme gialle è destinata ad aumentare, man mano che saranno effettuati ulteriori approfondimenti sotto il profilo amministrativo-tributario.

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