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La sede dela questura di via Nicolodi a Marghera

La sede dela questura di via Nicolodi a Marghera

Bufera dopo la fuga dei migranti "Chi ha sbagliato venga rimosso"

L'onorevole leghista Prataviera alza la voce: "I soldi vadano a persone in difficoltà". Forse gli immigrati pensavano di essere arrivati in un carcere

Fuga o allontanamento. Ciò che è accaduto nella tarda serata di martedì la si può chiamare in entrambi i modi. I punti di domanda sono altri, su cui sindacati delle forze dell'ordine e politica non hanno esitato a puntare il dito. Quel pomeriggio, infatti, la prefettura aveva ufficializzato l'arrivo in territorio veneziano di quaranta migranti, tutti di nazionalità eritrea, che avrebbero dovuto trovare alloggio in due appartamenti mestrini messi a disposizione dalla cooperativa "Il villaggio globale" e in una struttura collettiva di proprietà del Comune di Mira gestita dalla cooperativa "Città Solare".

Prima di arrivare a destinazione, però, una tappa all'ufficio immigrazione di Marghera, in via Nicolodi. E qui, per cause ancora tutte da capire, è iniziato il tumulto. Ventisette migranti sono riusciti a scappare dall'uscita di emergenza del pullman prendendola a calci facendo perdere le proprie tracce nell'oscurità. Solo due sono stati fermati nelle vicinanze. Alla base, forse, un fraintendimento dovuto a lingue e culture diverse. La struttura della questura, infatti, con tanto di sbarre anti intrusione e recinto, potrebbe essere sembrata ai nuovi arrivati come l'ennesima "prigione". L'ennesimo luogo dove venire rinchiusi in attesa degli eventi. Dopo il loro soggiorno forzato al centro di prima accoglienza di Pozzallo, in provincia di Ragusa subito dopo lo sbarco.

Nessun piano preordinato, dunque, almeno stando all'ipotesi considerata come più probabile da parte delle forze dell'ordine. I quindici rimasti, quindi, sono stati tutti trasferiti negli spazi della cooperativa "Città Solare" di Mira. Va detto che si tratta di un gruppo di migranti che ha fatto richiesta di asilo politico per ragioni umanitarie. Qualora i fuggitivi si rendessero irreperibili la procedura verrebbe subito bloccata, ma non ci sarebbe alcun reato commesso. I costi per l’accoglienza sono a totale carico del ministero dell’Interno e saranno previsti in un’apposita convenzione con gli Enti interessati. La convenzione, secondo la prefettura, durerà fino al 30 giugno.

L'accaduto ha naturalmente scaldato gli animi anche della politica, con l'onorevole leghista Emanuele Prataviera che mercoledì mattina ha dichiarato come sia difficile "non imprecare contro questo Stato e questo Governo che permettono a quaranta clandestini destinati a un hotel, e non a un carcere, di scappare tranquillamente". Il parlamentare ha già predisposto una interrogazione al ministro dell'Interno Angelino Alfano per chiedere il motivo per cui con "i venetisti si è deciso per una reprimenda assurda mentre queste persone erano “sorvegliate” da due soli agenti". Riguardo ai mille e duecento euro al giorrno previsti dallo Stato per il sostentamento dei quaranta richiedenti asilo, Prataviera propone al prefetto "di attivarsi per farli destinare a 40 persone in difficoltà del nostro territorio". Nella tarda serata di martedì anche il sindacato di polizia Siulp ha voluto dire la sua, sottolineando come "ci fosse stato tutto il tempo di organizzare un servizio in sicurezza".

Non sta zitta nemmeno la Ugl, altro sindacato delle forze dell'ordine, che chiede la testa, nel caso in cui errori ci siano stati, di chi ha responsabilità di quanto accaduto: “Siamo tutti d’accordo che i profughi fuggiti dalla questura di Marghera non fossero sottoposti a nessun provvedimento di espulsione o altro, ma una cosa è certa, è stato sottovalutato il pericolo che 40 profughi, in caso di reazione contro i pochissimi operatori presenti all’accompagnamento, poteva nascere, i colleghi sono stati messi in serio pericolo per la propria incolumità fisica. Non è possibile organizzare un accompagnamento di 40 extracomunitari, che non sappiamo nemmeno chi siano e che trascorsi hanno nel loro paese d’origine, con soli 4 agenti e 2 carabinieri. Su questo chiederemo con formale richiesta, spiegazioni al prefetto e al questore di Venezia. Non possiamo tacere di fronte a questa ennesima mala organizzazione di un servizio comunque delicato. Se dai chiarimenti che il questore e prefetto vorranno fornirci, emergeranno delle precise responsabilità da parte di qualcuno, ne chiederemo l’immediata rimozione, chiunque esso sia. Ora non ci resta altro che attendere. Questo episodio che a Venezia non ha precedenti, ha messo in luce ancora una volta, come le strutture che ospitano gli uffici della questura, vedi quella di via Nicolodi, sono completamente inidonee ai servizi di polizia”.

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