Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Fermata la banda della smerigliatrice. Furti in azienda e al Don Vecchi, rapina al parroco: 4 arresti

Indagini lunghe un anno per la Squadra mobile della polizia di Venezia. Gli investigatori hanno stretto il cerchio attorno a quattro persone che agivano in gruppo, coppia o in solitaria

Si sono resi protagonisti di numerosi furti ai distributori automatici, ma il loro vero business consisteva nello scassinare cassaforti e impossessarsi del loro prezioso contenuto. Dopo un anno di indagini, la Squadra mobile della polizia di Venezia guidata dal dirigente Giorgio Di Munno, e coordinata dalla procura lagunare, ha raccolto "gravi indizi di colpevolezza" a carico di 4 persone italiane, tra i 20 e i 53 anni, arrestate oggi alle prime luci dell'alba; tre sono state condotte in carcere, una, invece, ristretta ai domiciliari.

Furti ai distributori automatici

I quattro banditi agivano alle volte tutti insieme, in altre circostanze si muovevano a coppie o addirittura in solitaria. Il primo episodio, quello da cui è partito tutto il lavoro investigativo, risale a maggio 2020, quando a seguito di un'effrazione scatta l'allarme di sicurezza nelle sede dell'Ulss 3 di piazzale Giustiniani. Gli agenti delle volanti, giunti sul posto, non trovano nessuno, ma le immagini di videosorveglianza mostrano una persona che con un tronchese rompe il lucchetto di un distributore automatico e asporta tutto il denaro all'interno. Un episodio simile accade poco dopo, questa volta in stazione a Venezia: uno dei banditi, anche in questo caso, riesce ad accedere ad un'area destinata al ristoro dei ferrovieri e scassina un altro distributore automatico, portando via con sé la moneta contenuta all'interno.

Si tratta dei primi due episodi piuttosto marginali, ma che fanno da apripista a reati ben più significativi. È sempre il mese di maggio 2020, quando tutti e quattro i banditi, attorno alle 22, tentano il colpo in una nota azienda di termoimpianti di Marghera. Due del gruppo fanno presumibilmente da palo all'esterno, mentre gli altri due compari irrompono all'interno con il volto travisato forzando una porta d'ingresso laterale. Scatta l'allarme e i banditi incrociano due dipendenti impegnati nel giro di perlustrazione: a quel punto li minacciano di morte, si fanno strada puntandogli contro un grosso cacciavite e riescono a fuggire dalla finestra, trovando la via di fuga arrampicandosi sul tetto, prima dell'arrivo della polizia.

Le immagini di videosorveglianza restituisco agli investigatori un primo tassello dell'intero mosaico: i banditi non sono riconoscibili in volto, ma le movenze fanno pensare ad una possibile associazione tra questo episodio e i furti alle macchinette automatiche. Stessa associazione che viene fatta successivamente, con un episodio verificatosi lo scorso agosto, questa volta a Jesolo; nella circostanza, due dei banditi si intrufolano nel cuore della notte in un ristorante pizzeria e con la smerigliatrice riescono ad aprire la cassaforte del locale, asportando circa 30mila euro contenuti all'interno.

La banda della cassaforte colpisce successivamente al Centro Don Vecchi 5 in via Marsala a Mestre. Il 24 maggio, gli investigatori individuano dai nastri di sorveglianza due persone travisate che sfondano una finestra laterale per accedere all'interno. Muniti anche in questo caso di smerigliatrice, praticano un foro nella cassaforte a muro nascosta in segreteria, impossessandosi dei 1400 euro contenuti all'interno.

L'apice è raggiunto comunque dieci giorni prima, quando dai furti si passa alla rapina. I malviventi entrano nella canonica di una parrocchia della terraferma veneziana e svegliano il parrocco, sulla settantina, puntandogli contro la luce delle torce. Svegliato di soprassalto, lo minacciano di morte e rubano da un cassetto della scrivania 4600 euro in contanti; precedentemente avevano forzato la cassaforte, ma all'interno non c'erano né oro né preziosi di cui evidentemente speravano di impossessarsi.

In virtù dei "gravi indizi di colpevolezza" raccolti nel corso delle indagini, il gip del tribunale di Venezia Massimo Vicinanza ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre dei banditi, mentre il quarto è stato ristretto, per ora, ai domiciliari.

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