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Sgominata banda di ladri esperti, almeno 30 colpi nel Nordest VD

I delinquenti operavano con consumata abilità, compiendo anche più furti in una sola notte. Tra di loro una badante che indicava le case bersaglio

Da oltre un anno terrorizzavano le provincie di Venezia e Padova, rubando nelle case e nei negozi con metodi da professionisti consumati, ma dopo una lunga caccia da parte dei carabinieri gli otto malviventi responsabili di oltre una trentina di furti in tutto il nordest sono stati fermati. Le manette sono scattate martedì, dopo mesi di controlli, intercettazioni, pedinamenti e tracciature Gps. I delinquenti avevano infatti sviluppato tutta una serie di stratagemmi per evitare di venire identificati e la velocità con cui mettevano a segno i colpi rendeva ancora più difficile la loro cattura. A far scattare le indagini era stata, nel giugno dello scorso anno, la violenta rapina con sequestro e pestaggio avvenuta a Oriago, nella casa e nella lavanderia della famiglia Nalin in via Risorgimento.

PICCHIATI E MINACCIATI DAI LADRI, PAURA A ORIAGO

LA BANDA – Il gruppo di ladri era diviso in due gruppi, per un totale di otto membri. La prima batteria, meno organizzata, era composta da quattro individui, tutti di origine moldava, principalmente attivi al Lido, ma spesso “in trasferta” in terraferma. Proprio in queste occasioni “fuori sede” il gruppetto di delinquenti contattava i colleghi, ben più preparati, che operavano tra Padova e Venezia. Gli altri quattro elementi avevano infatti messo in piedi una vera e propria banda criminale, al cui vertice c'era un romeno di 27 anni; gli ultimi tre membri del gruppo, anch'essi moldavi, erano di età compresa tra i 20 e i 24 anni, come i “compagni” del Lido, e tra loro vi era anche una badante della stessa nazionalità, che grazie al suo lavoro segnalava le case da svaligiare ed era quindi diventata il braccio destro del capo. Tutti risultavano disoccupati ma regolari in Italia.

I FURTI– Oltre una trentina i colpi messi a segno dalla banda, tra negozi e abitazioni private. I ladri in un anno erano riusciti a saccheggiare case e attività commerciali a Campagna Lupia, Cittadella, Chirignago, Mirano, Spinea, Santa Maria di Sala, Lido e Vigonza. Il modus operandi era sempre lo stesso: parcheggiata l'auto in uno stallo lontano dal bersaglio, i delinquenti arrivavano a piedi, durante le ore notturne, sul posto. Lì un paio di membri del gruppo procedevano con le razzie, mentre gli altri pattugliavano a piedi la zona, battendo tanto le strade secondarie quanto quelle principali, per assicurarsi che nessuno s'intromettesse e, se qualcosa andava storto, allertavano i compagni con il telefonino. Segno distintivo della banda era l'utilizzo di flessibili per aprirsi un varco nelle porte e nelle finestre, e recentemente i ladri stavano pensando di applicare lo stesso metodo per fare il “salto di qualità” e passare a rapinare distributori automatici e casse continue. Grazie ai sopralluoghi nei negozi e alle “dritte” della badante, la banda non temeva né la presenza di allarmi né di proprietari o gestori.

LE INDAGINI – Scattate, come già detto, dalla rapina a Oriago, le indagini dei militari dell'Arma sono partite un anno fa. I carabinieri del Nucleo Investigativo e gli uomini delle compagnie di Padova e Venezia hanno proceduto con intercettazioni telefoniche e segnalatori Gps piazzati nelle auto della banda, molto difficili da localizzare in quanto spesso parcheggiate lontano dai luoghi dei furti. A mettere sulla buona strada gli investigatori anche le cifre spese dai banditi: nonostante fossero tutti disoccupati, infatti, i membri della banda arrivavano a spendere anche 3.500 euro a settimana. La svolta però è arrivata pochi mesi fa, a febbraio, quando i carabinieri, fingendosi autostoppisti o nascondendosi nelle strade laterali, sono riusciti a cogliere in flagranza di reato quattro membri della banda subito dopo una rapina in un bar di Marghera. I delinquenti si erano nuovamente divisi in due squadre, una di pattuglia e un'altra operativa, ma le precauzioni questa volta non sono bastate. La banda era arrivata da Padova con una delle auto tracciate, lasciata come di consueto lontana dal bersaglio. Immediatamente dopo il colpo i ladri hanno immediatamente provveduto ad interrare la refurtiva in denaro in un buco già preparato in precedenza, in modo da risultare “puliti” in caso di controlli. Ora le manette sono scattate per tutti e otto i membri, i quattro del Lido sono accusati di furti in concorso, mentre per i quattro della terraferma le accuse sono di associazione a delinquere. L'indagine dell'Arma continua per identificare i ricettatori della banda e scoprire se il gruppo si sia reso responsabile di altri furti oltre alla trentina già segnalata.

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