Cronaca San Marco / Piazza San Marco, 1

Furto a Palazzo Ducale, ecco i due sospetti in fuga: "Ma se li prendiamo si fanno pochi mesi"

La polizia sta concentrando l'attenzione su 2 persone immortalate dalle telecamere. Se non verrà contestata l'associazione a delinquere dovranno rispondere "solo" di furto aggravato. Ma le indagini vertono anche su un'altra coppia di individui che si trovavano in Palazzo Ducale

Ora che si vedono in azione ci sono pochi dubbi sul fatto che abbiano puntato a quella teca: il loro obiettivo erano esattamente quei due gioielli dal valore milionario, orecchini e spilla. Un colpo da circa 3 milioni di euro perpetrato mercoledì mattina che sta facendo parlare il mondo. Il filmato di videosorveglianza mostra i due complici nella sala dello Scrutinio che si aggirano guardinghi, dopodiché uno della coppia si volta, guarda con ogni probabilità il compare, e quando capisce di poter entrare in azione apre la teca di sicurezza e arraffa i preziosi. Dopodiché entrambi si allontanano, avendo avuto cura in qualche modo di bloccare l'arrivo dell'alert alla centrale di sicurezza per un minuto circa. L'allarme è scattato immediatamente, ma il segnale è arrivato tardi a sufficienza per allontanarsi prima dell'intervento di guardie giurate e forze dell'ordine.

Ecco su chi si stanno concentrando le indagini - FOTO

Il questore: "Se li prendiamo si faranno pochi mesi"

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Forse erano in 4, possibile scambio di gioielli tra loro

I sospetti appaiono piuttosto attempati, ma non per questo meno abili nel mettere a segno un colpo da mille e una notte. Gli investigatori della questura di Venezia e dello Sco, Servizio centrale operativo di Roma, fin dai minuti successivi al furto, si sono concentrati su due persone immortalate dalle telecamere di sorveglianza. Un bottino potenzialmente milionario, destinato forse a qualche collezionista senza scrupoli. Ma ci sarebbero indagini anche su altri due individui che si trovavano in Palazzo Ducale nel momento in cui è stato perpetrato il furto: anche loro sono stati immortalati dalle telecamere e potrebbero aver partecipato in qualche modo alla razzia. Anzi, le immagini a circuito chiuso avrebbero mostrato anche un possibile scambio di gioielli tra chi ha messo materialmente a segno il furto e chi si trovava all'esterno della sala dello Scrutinio.

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I due sospettati

I due immortalati nelle foto indossano entrambi un berretto o un cappello in testa e portano delle sciarpe al collo. Sembrano in tutto e per tutto turisti desiderosi di visitare le bellezze della città, potrebbero rivelarsi invece dei ladri professionisti, in grado di bypassare le stringenti misure di sicurezza in atto a Palazzo Ducale. Uno dei due cammina con le mani in tasca, lo sguardo che non tradisce alcuna tensione. La preziosa refurtiva nascosta con ogni probabilità nel giubbotto. Anzi, su questo punto ci sono accertamenti su un possibile passaggio della refurtiva di mano in mano fuori dalla sala dello Scrutinio con altri presenti. Di certo a studiare il colpo è stato un gruppo più numero dei due effettivi incursori. Uno indossa un piumino blu, l'altro rosso. Elementi sottolineati dalle forze dell'ordine nel chiedere a passanti e lavoratori, anche nella zona di piazzale Roma, se avessero visto qualcosa di strano. I ladri sono stati seguiti dalle telecamere di sorveglianza di piazza San Marco finché non sono usciti dal loro campo visivo, dopodiché si sono allontanati seguendo un itinerario che è in via di definizione da parte della questura. Di sicuro sono usciti dal varco più ovvio di Palazzo Ducale: la porta della Carta, che è il punto in cui si conclude la visita al gioiello della Serenissima. Durante tutto il loro operato non hanno tradito emozioni, rimanendo fedeli al copione che prevedeva solamente due turisti piuttosto anonimi desiderosi di scoprire le bellezze della città.

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Risponderanno "solo" di furto aggravato

La certezza su chi siano stati effettivamente i ladri 2.0 (dalle conoscenze tecnologiche non indifferenti) la si avrà a indagini concluse: sono riusciti a ritardare il segnale del sistema d'allarme quel tanto che basta per uscire dalla sala dello Scrutinio senza essere bloccati da personale di sicurezza e forze dell'ordine. Gli autori del blitz, a meno che non venga contestata loro l'aggravante dell'associazione a delinquere (ma in questo caso si presuppone lo smascheramento di complici con ruoli ben definiti), dovranno rispondere davanti alla giustizia "solo" di furto aggravato. "Se si faranno 4 mesi di carcere sarà tanto", ha dichiarato il questore Danilo Gagliardi a margine della conferenza stampa di giovedì mattina con cui è stato fatto il punto delle indagini. Gli accertamenti, sempre secondo la questura, potrebbero durare mesi e saranno molto complessi: "Ma in campo ci sono le risorse migliori a disposizione, compresa la squadra che ha contribuito a recuperare le opere trafugate a Castelvecchio a Verona", è stato spiegato. Nel pomeriggio è giunta in laguna anche la squadra Ert, Esperti nel reperimento di tracce, direttamente da Roma.

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"Furto su commissione"

Il questore Danilo Gagliardi, che ha indetto una conferenza stampa giovedì mattina, è convinto che si sia trattato di un colpo su commissione: una collana che si trovava nella teca, infatti, è rimasta lì. Come mai? "Evidentemente non era quello l'obiettivo", ha sottolineato, spiegando che le indagini hanno imboccato quattro piste. Abbastanza per avere la consapevolezza che per arrivare alla chiusura del cerchio serviranno mesi. Ladri così preparati è improbabile che abbiano lasciato impronte in giro. Allo stato non sarebbero state individuate. I ladri, sulla cinquantina, uno più giovane l'altro più anziano, non hanno avuto paura di mostrarsi a volto scoperto: l'ipotesi è che possano essere stranieri, o comunque incensurati. Altrimenti un semplice controllo in database avrebbe potuto incastrarli.

Le indagini

Una trentina le persone allo stato ascoltate dagli investigatori della questura, tra personale di sicurezza e semplici visitatori. Nella sala dello Scrutinio erano presenti in pochi e al momento del blitz nessuno si sarebbe accorto di cosa stava accadendo. "I custodi c'erano - ha aggiunto Gagliardi - ma girano per le sale". 

Teca aperta e allarme in ritardo

Fatto sta che i ladri sapevano tutto: in primis che le teche (l'allestimento è interamente di proprietà della Fondazione Al Thani ed è lo stesso utilizzato in precedenza a Parigi e New York) si aprivano con un meccanismo meccanico nascosto. È bastato inserire la "chiave", che ha passato i controlli del metal detector, ("forse di plastica o simili", ha spiegato il questore) e il gioco era fatto. Probabile - ma per ora siamo solo nel campo delle ipotesi - che il furto sia stato pianificato con l'ausilio di altri complici, "le menti" del progetto. Magari coloro che hanno eseguito sopralluoghi sia all'interno della struttura che al di fuori.

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