Le indagini sul furto alla Lupin: l'allarme è scattato in ritardo. L'ipotesi di una talpa

In corso le indagini per risalire agli autori del furto di gioielli a Palazzo Ducale. La teca violata era della Fondazione Al Thani ed era già stata utilizzata per precedenti tappe

Tanti punti interrogativi e una sola certezza: chi ha agito a Palazzo Ducale era un professionista o comunque uno che si è preparato a puntino per mettere a segno un furto che sta avendo una vasta eco. Non solo per cosa è stato rubato, ma anche per dove: all'interno delle sale di Palazzo Ducale il livello di sicurezza è massimo e i sistemi d'allarme vengono descritti come "sofisticatissimi" e "sensibilissimi". Com'è possibile quindi che l'allerta sia scattata in ritardo? Secondo il questore Danilo Gagliardi chi è entrato in azione aveva una conoscenza tecnologica molto sviluppata, tanto da riuscire a rendere inoffensivo il sistema d'allarme.

Teca blindata aperta

Dopodiché bisogna anche essere in grado di forzare una teca blindata senza nemmeno romperla. Alla domanda su come abbiano fatto, gli investigatori spiegano che le indagini sono ancora in corso e che è possibile sia stato usato un piccolo strumento con cui fare leva. Abbastanza piccolo da superare i filtri agli ingressi.

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Sopralluoghi precedenti

Ciò che viene dato per assodato è che i criminali abbiano effettuato almeno un sopralluogo nella sala dello Scrutinio, dove materialmente è stato perpetrato il furto. Altrimenti non si spiega una velocità e fluidità d'esecuzione degni di nota. "Il protocollo era adeguato e di altissimo livello - sottolinea il questore - così come le sale e l'intero palazzo". E' in vigore un protocollo ad hoc con la questura, che prevede anche personale di sicurezza armato. Tutto inutile: il furto è stato messo a segno.

Possibile ci sia stata una talpa?

Una delle ipotesi sul piatto (al pari delle altre) è che possa esserci stato qualche basista in grado di fornire informazioni preziose ai ladri: perché proprio quella teca blindata è stata violata? Forse perché i delinquenti sapevano che era l'anello debole della catena? Fatto sta che gli orecchini e la spilla trafugati sono praticamente invendibili sul mercato nero. Fanno parte di una collezione privata e catalogata, e naturalmente ora sono sulla bocca di tutti. E' più probabile che i pezzi verranno smembrati per rivendere separatamente oro, platino e pietre preziose.

Allestimento della Fondazione Al Thani

La Fondazione Musei Civici in una nota ha sottolineato che i preziosi che erano custoditi nella vetrina facevano parte dell'allestimento progettato dalla Fondazione Al Thani e già utilizzato in alcune tappe precedenti dell'esposizione. In soldoni: i Musei Civici hanno ospitato la mostra nei locali di Palazzo Ducale, ma tutto il resto sarebbe stato gestito dallo staff della fondazione. La questura, con l'aiuto del Servizio centrale operativo della polizia, sta passando al setaccio i vari passaggi e le varie competenze, in cerca di quella possibile falla che ha permesso ai ladri di mettere a segno un colpo da mille e una notte. 

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