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Colpo alla Lupin a Palazzo Ducale: teca aperta e furto dei gioielli della collezione dei Maharaja

Il furto mercoledì mattina. Teca aperta e fuga con due orecchini e una spilla dal possibile valore, sul mercato, superiore al milione di euro. Telecamere al setaccio. Indaga la polizia

Un colpo da mille e una notte, proprio come i gioielli che erano esposti fino a oggi nella sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale a Venezia. Mercoledì mattina, verso le 10, due ladri sono riusciti a violare le misure di sicurezza di uno dei luoghi simbolo di Venezia nel mondo intascandosi un paio di orecchini e una spilla dal valore doganale di 33mila euro. Una cifra che però sul mercato potrebbe moltiplicarsi in maniera esponenziale, raggiungendo diverse centinaia di migliaia di euro. Forse più di un milione. I pezzi trafugati facevano parte di una collezione privata di Hamad bin Abdullah Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar ed erano stati messi in bella mostra a Palazzo Ducale.

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Le indagini: allarme in ritardo e ipotesi di una "talpa"

Professionisti

I ladri, a volto scoperto e sulla cinquantina, hanno dimostrato di muoversi da professionisti: uno dei due ha aperto all'improvviso una vetrina di sicurezza, con ogni probabilità facendo leva con un piccolo strumento da scasso (non è stata rotta, bensì aperta) e si è subito impossessato dei gioielli. Un'azione da meno di un minuto. Il sistema d'allarme, per motivi ancora al vaglio, sarebbe scattato in ritardo: i predoni sarebbero stati in grado di inertizzarlo in qualche modo. Fatto sta che quando il personale ha raggiunto la teca violata l'ha trovata vuota. Come nei film, i delinquenti si sono confusi tra la folla e sono riusciti a uscire da Palazzo Ducale evitando agenti e guardie giurate. Un blitz su cui ora sta indagando non solo la questura di Venezia, ma anche il Servizio centrale operativa, lo Sco di Roma. Quest'ultimo è stato subito sollecitato dal questore Danilo Gagliardi, rientrato in laguna in anticipo dalle ferie. 

Le indagini

Nelle ore successive si sono susseguiti sopralluoghi e accertamenti. La Procura ha aperto un fascicolo d'inchiesta affidato al sostituto Raffaele Incardona: al setaccio le telecamere di sorveglianza, che avrebbero contribuito a ricostruire le fasi clou del furto. A mettere a segno il colpo sarebbe stato uno di due ladri, mentre il compare lo copriva. Quest'ultimi, o dei complici, hanno con ogni probabilità effettuato almeno un sopralluogo per pianificare il furto. Di più, secondo il questore Gagliardi avrebbero avuto una conoscenza tecnologica elevatissima: in qualche modo sarebbero riusciti a far sì che il sistema d'allarme scattasse quando oramai erano già lontani dalla sala dello Scrutinio. "Le teche dovevano essere inaccessibili, e proprio per questo dobbiamo capire i punti di debolezza per poter valutare come i ladri abbiano potuto commettere il furto - ha commentato sul posto il questore vicario di Venezia, Marco Odorisio - Ci sono tanti tasselli da mettere in ordine. "L'indagine - ha concluso - è un classico mosaico, dobbiamo partire dai particolari per poi allargarci e risalire a che ha commesso il furto; è prematuro parlare di autori italiani o stranieri stiamo visionando anche per questo le telecamere. Probabilmente c'erano stati dei sopralluoghi per studiare i punti di vulnerabilità dei sistemi di sicurezza, non si è trattato di un gesto improvvisato".

Gioielli "invendibili"

Secondo gli investigatori, è probabile che i gioielli possano essere destinati a essere "smembrati", rivendendo le pietre preziose. Impossibile piazzare orecchini e spilla ancora integri sul mercato nero: fanno parte di una collezione privata e sono troppo conosciuti. "Gli oggetti trafugati sono di recente fattura e di valore marginale rispetto agli altri gioielli esposti, di maggiore valore storico - dichiara in una nota la Fondazione Musei Civici - I preziosi erano custoditi in una vetrina di sicurezza, facente parte dell’allestimento, progettato dalla Fondazione Al Thani e già utilizzato in alcune tappe precedenti dell’esposizione. Grazie al tempestivo intervento dell'apparato di sicurezza operante all'interno delle sale espositive, e la cui definizione è stata condivisa fin dall’inizio con la Questura di Venezia, la fondazione Musei Civici è stata in grado di fornire alle forze dell'ordine tutti gli elementi necessari per una rapida soluzione dell'indagine in corso. Per agevolare queste operazioni - si conclude - la mostra è stata chiusa pochi minuti dopo l’accaduto, anticipando la chiusura definitiva prevista nella stessa giornata".

La mostra

L'esposizione è stata inaugurata il 9 settembre scorso e ha fatto il pieno di visitatori, ammirati dalle gemme e dai gioielli indiani, datati dal XVI al XX secolo, appartenenti alla Collezione Al Thani. In mostra oltre 270 oggetti che raccontano cinquecento anni di storia dell’arte orafa legata, per origine o ispirazione, al subcontinente indiano. Gemme splendenti, pietre preziose, antichi e leggendari gioielli, accanto a creazioni contemporanee.

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