Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Ruba i timbri agli studi medici per falsificare le ricette e drogarsi

Un 40enne di Santa Maria di Sala è stato denunciato dai carabinieri per due furti: il primo a dicembre a Spinea, il secondo nel paese di residenza

Ruba i timbri di due studi medici per falsificare le ricette e superare i controlli del farmacista. Un tossicodipendente sulla quarantina di Santa Maria di Sala è stato denunciato dai carabinieri della stazione di Mirano dopo essere stato sorpreso in possesso dei due timbri nella sua abitazione. I militari sono arrivati a lui nell'ambito di una indagine riguardante un possibile giro di stupefacenti. In questo caso, però, niente droga ma delle specie di "passepartout" per intascarsi farmaci con principi attivi oppiacei o cannabinoidi. Tutti custoditi all'interno di qualsiasi banco del farmacista. Per ottenerli, naturalmente, serve una ricetta medica.

Il 40enne quindi si è industriato e nel dicembre scorso era entrato in uno studio medico di Spinea chiedendo una ricetta. Il camice bianco, capendo che dietro c'era qualcosa di losco, ha subito mandato via l'intruso. L'obiettivo del blitz, però, era un altro. L'uomo, infatti, senza farsi vedere si è impossessato del "prezioso" timbro dello studio medico e se n'è andato. C'erano nome, cognome, qualifica, indirizzo. Tutto. Subito è stata denunciata la sua sparizione ai carabinieri.

Lo stesso timbro, però, è riemerso solo nei giorni scorsi durante la perquisizione domiciliare a carico del sospettato. Accanto un altro timbro medico (con solo nome e cognome), stavolta di uno studio di Santa Maria di Sala. Contattato, il professionista ha effettivamente "certificato" il furto, avvenuto circa quattro settimane fa. Nel giro di poche ore dalla perquisizione, quindi, è arrivata la seconda segnalazione di furto ai carabinieri. Inevitabile la denuncia a piede libero per il 40enne.

Una vicenda simile si verificò a marzo 2012 quando un rappresentante 33enne di Dolo venne denunciato per il furto di alcuni timbri medici in Riviera del Brenta. In quel caso furono i farmacisti della zona che, insospettiti, segnalarono l'anomalia ai carabinieri, che poi chiusero il cerchio con una perquisizione domiciliare in cui trovarono 35 flaconcini in vetro di psicofarmaci vuoti.

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