Fusione tra i Comuni: «Unico modo per salvarsi dalle conseguenze post Covid»

Faloppa Confcommercio: «San Donà, Musile, Noventa e Fossalta insieme otterrebbero la soglia massima di contributo statale pari a 2 milioni all’anno, per 10 anni». Ma alcuni sindaci frenano

Comune di San Donà di Piave, archivio

Fusione fra Comuni per resistere alle conseguenze, specie economiche, del post coronavirus. A rilanciare la proposta in questo momento è il presidente di Confcommercio San Donà-Jesolo, Angelo Faloppa. «Ne deriverebbero indubbi vantaggi - afferma -. Se ad esempio prendiamo in considerazione il nostro territorio, con i dati dello studio della fondazione Think Tank Nord Est, i trasferimenti previsti dall’erario in caso di fusione tra i Comuni di San Donà di Piave (42 mila abitanti), Musile (11.500), Noventa (7 mila) e Fossalta di Piave (4200), arriverebbero alla soglia massima di contributo che è pari a 2 milioni di euro all’anno per 10 anni, per un totale di 20 milioni di euro».

A questo contributo si aggiungerebbe quello regionale (più modesto), ma anche in questo caso si otterrebbe la soglia massima, che è pari a 350 mila euro per il primo anno, 245 mila euro per il secondo anno e 175 mila euro per il terzo anno, per un totale di 770 mila euro. «Una somma impressionante, soprattutto nel gravissimo momento di difficoltà economica in cui ci troviamo», conferma Alberto Teso, delegato comunale di Jesolo. Una proposta non nuova, di cui si è parlato ma che non ha mai trovato concretezza nonostante, fa notare lo stesso Faloppa, la fusione fra amministrazioni sia prevista dalla Costituzione, «senza che questo – dice Faloppa – vada a intaccare l’importante aspetto storico e culturale di ogni singola realtà».

La sola fusione, ad esempio, tra San Donà e Musile, spiega Teso, porterebbe alla «eliminazione di una giunta e di un Consiglio comunale (-90 mila euro), alla costituzione di un ufficio unico di segreteria (-160 mila euro), all'accorpamento delle varie unità operative, come servizi sociali, anagrafe e ragioneria (-320 mila euro), a un unico comandante polizia locale (-70 mila)». Unici, poi, diventerebbero, magazzino comunale, protezione civile, polizia locale, verrebbero meno partecipazioni e posti (e relativi gettoni) nei vari Consigli di amministrazione. Gli spazi strutturali rimasti liberi, potrebbero essere trasformati in strutture per anziani». 

Una indagine di Confcommercio e Legambiente che ha ordinato l’universo dei 7904 Comuni italiani, ha dimostrato che «presentano caratteri di disagio insediativi più preoccupanti quelli con popolazione inferiore a 10 mila abitanti», soglia appena superata da Musile e molto lontana per Fossalta e Noventa di Piave. «È vero che la fusione è nelle corde degli eventi - commenta il sindaco di Fossalta di Piave Manrico Finotto - Ma lo vedo un fatto prematuro - dice -. Probabilmente il tempo ci porterà a quello, ma è presto per arrivare subito alla fusione, mentre se parliamo di altre modalità di collaborazione, come le convenzioni per la polizia locale che avviene già fra amministrazioni, questo è fattibile».

«Può essere vero che i Comuni più piccoli facciano sempre più difficoltà a gestire i servizi per i cittadini, e nel loro caso una riflessione sulla fusione avrebbe probabilmente più senso - argomenta il sindaco di Musile di Piave Silvia Susanna -. Ma ritengo, e lo vediamo nelle emergenze e in tante circostanze, che il valore aggiunto non si misura per un territorio solo in termini economici. Il rapporto fra cittadino e istituzioni, l'ho detto tante volte, è insostituibile. Basta guardare cosa succede quando ci si allontana un po' più dal centro: già qualcuno ritiene di venir "trascurato" dalle istituzioni. Per un Comune come Musile di Piave che ha 12 mila abitanti è impensabile un accorpamento e non è dimostrato che porti a un reale beneficio, che non si misura solo in soldi e contributi».

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«Dal punto di vista storico, culturale e persino urbanistico – spiega ancora Faloppa - Musile, San Donà, Noventa e Fossalta sono una entità unica: un solo Consiglio comunale potrebbe essere sufficiente per amministrare una città di circa 65 mila abitanti. Confcommercio è pronta a fare la sua parte in questo percorso». «Ben venga una fusione fra Comuni: può essere necessaria e strategica - commenta il sindaco di San Donà di Piave, Andrea Cereser - sicuramente produce risultati migliori, sposo assolutamente la propostase è volta a rendere competitivo il territorio e fornire servizi di qualità a imprese e cittadini. Se i Comuni non centrano questi obiettivi, falliscono il loro mandato».

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