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Grandi navi, Italia Nostra contro il comitatone: "Nessun limite, la laguna sarà porto diffuso"

La soluzione Marghera non soddisfa gli ambientalisti, che attaccano: la nuova soluzione lascia carta bianca sulla stazza delle navi e prevede nuovi scavi, con attracchi in più punti

La delibera approvata dal Comitatone del 7 novembre individua ben tre accessi, e forse altri ancora, alla laguna. Unico obiettivo lo sviluppo della crocieristica. Così Lidia Fersuoch, presidente della sezione di Venezia di Italia Nostra, commenta la soluzione individuata dal governo per l'arrivo delle grandi navi. E attacca: "Grazie a Delrio, ai comuni di Mira, Venezia, Cavallino-Treporti e Jesolo, a Zaia e ai ministeri competenti, la laguna diventa così un colabrodo, un porto diffuso che gli ambientalisti potevano immaginare nei peggiori incubi".

"Il grottesco è che non si pongono limiti massimi di tonnellaggio, bensì limiti minimi. E non si individua una via di accesso alternativa a quella vietata (come prescriverebbe il decreto Clini-Passera) ma se ne indicano ben tre. Se oggi il limite posto dal detto decreto sarebbe 40 mila tonnellate ma di fatto è 96 mila, la delibera del Comitatone prevede per le navi sopra le 130 mila tonnellate l’ingresso per la bocca di Malamocco, il passaggio per il Canale dei Petroli e l’attracco a Marghera, nel Canale Nord; per quelle sotto alle 130 mila tonnellate consente egualmente il transito per il Canale dei Petroli e poi per il Canale Vittorio Emanuele (da escavarsi, e per cui non c’è nemmeno la certezza della Via) e l’approdo alla Marittima; per quelle sotto le 40 mila tonnellate conferma l’ingresso per il Lido, il passaggio per il Bacino e l’attracco alla Marittima, di cui ribadisce la centralità. Ma non solo: per queste navi minori sono possibili anche altri attracchi, forse Chioggia o chissà". Fersuoch evidenzia "l'unico voto contrario del sindaco Ferro di Chioggia, il solo a tutelare la laguna".

"Nessun limite - insiste - Il sindaco di Venezia ha anche richiesto come necessaria la costruzione del mini offshore commerciale per navi container, probabilmente come vorrebbe il presidente dell’Autorità di sistema portuale a Santa Maria del Mare, un luogo di grande valore paesaggistico, nel cantiere dei cassoni del Mose che per legge deve invece essere smantellato. La laguna diventerà dunque un porto diffuso per navi commerciali e croceristiche di ogni stazza e lunghezza, ma prevalentemente di enorme tonnellaggio, assecondando l’imperante tendenza al gigantismo. La laguna si piega così alle navi e agli armatori. E il Canale dei Petroli, artefice della distruzione della Laguna, dovrà essere potenziato e verosimilmente raddoppiato e delimitato da scogliere (il progetto c’è già e data al 2013), dovendo accogliere come minimo 1000 transiti navali in più e di navi sempre più grandi. Ricordiamo che gli studi scientifici provano indiscutibilmente che l’erosione di cui soffre il bacino lagunare centrale (vale a dire la voragine ai lati del primo tratto del Canale dei Petroli nonché l’atrofizzazione della rete dei canali naturali) è dovuta agli effetti idraulici del Canale stesso e al traffico navale che vi si svolge".

"Rileviamo inoltre che si rischia di imboccare una strada simile a quella presa per il Mose: la decisione si qualifica come meramente politica, aprioristica, non presa sulla base di un progetto definito (che non è stato presentato), e svincolata da qualsiasi valutazione scientifica. Rileviamo anche l’assoluta mancanza di informazione e trasparenza, per non parlare dell’assenza del dibattito pubblico e della comparazione fra i progetti, da sempre richiesti da Italia Nostra e prescritti dal nuovo codice dei contratti pubblici. Dal Comitatone nessuna tutela della laguna, dunque".

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