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Giovani gay, incubo coming out: "Allarme maltrattamenti famigliari"

L'associazione LGBTE Veneto Orientale dichiara che in sei settimane otto ragazzi avrebbero chiesto aiuto sempre per lo stesso motivo

I conti sono presto fatti: in sei settimane otto casi di "maltrattamento". O comunque di "disagio familiare". Sono i numeri che hanno indotto l'associazione LGBTE del Veneto orientale, in trincea a favore dei diritti di lesbiche, gay, bisex, trans, a lanciare l'allarme: "Purtroppo chi fa coming out rischia spesso di essere deriso e ingiuriato - dichiara l'associazione - anche tra le mura domestiche". In poco più di un mese, dunque, a rivolgersi allo sportello LGBTE tra Caorle, San Donà, Jesolo e Meolo, sarebbero stati ragazzi tra i 16 e i 27 anni. Sempre per lo stesso motivo: in famiglia genitori e fratelli non accettano la verità, lasciandosi andare anche in alcuni casi a maltrattamenti oltre che fisici anche psicologici.

"Non è accettabile che nel 2014 si debba ancora parlare di questo tema - attaccano i responsabili dell'associazione - È grave che una famiglia non possa accettare la sessualità del proprio figlio o figlia e troviamo altrettanto scandaloso che le istituzioni non agiscano per promuovere una campagna di sensibilizzazione contro questo delicato tema. Solo l'Ulss10 ha stilata una bozza di un protocollo contro l'omofobia. Lanciamo l'ennesimo appello alle istituzioni per aprire un tavolo di confronto per prevenire eventuali tragedie".

Ad aiutare genitori e pareti di persone omosessuali c'è anche un'associazione ad hoc. Si chiama Agedo, attiva pure nel Veneto orientale: "Da più si vent’anni  ci impegniamo per ridurre e abbattere i pregiudizi, le paure e gli stereotipi relativi all’omosessualità fuori e all’interno delle famiglie. Siano disponibili ad offrire ascolto e dialogo, sensibilizzazione e formazione nelle scuole, nelle istituzioni e nei media. Purtroppo ci capita spesso di ricevere richieste di aiuto da parte di adolescenti e giovani che subiscono violenze fisiche e psicologiche da parte dei famigliari e/o dei compagni di scuola. Ci addolora constatare - continua Agedo - che su questi temi scuole, parrocchie, istituzioni, operatori sociali preferiscono tacere anziché favorire informazione, dialogo e confronto".

In Italia è ancora in gestazione una legge contro l'omofobia, ma ciò non vuol dire che violenze e maltrattamenti non possano essere perseguiti: "Il fatto che non esista una figura penale da contestare a chi commetta reati caratterizzati dall'odio legato all'orientamento sessuale non viene, tuttavia, trascurato dai giudici italiani i quali, nel corso del tempo, hanno dimostrato una sensibilità sempe più intensa ai casi di cui stiamo parlando - dichiara Valentina Piazzol, appartenente al gruppo dell'avvocatura per i diritti Lgbt - Giusto per citare un esempio, la Cassazione penale ha ritenuto che apostrofare una persona come 'frocio' o 'recchione' (indipendentemente dalla effettiva omosessualità della vittima) potrebbe configurare gli estremi del reato di diffamazione o di ingiuria poichè si è ravvisato in espressioni simili un chiaro intento di derisione e scherno da parte di chi le pronuncia".

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