Cronaca Dorsoduro / Fondamenta Zattere Ai Gesuati

Venezia saluta Gerold Meister, "il maestro" che aveva scelto una vita libera

Persona di grande cultura e umanità, aveva stretto rapporti con tanti veneziani, soprattutto artisti e studenti. Viveva nella zona delle Zattere, il suo corpo è stato recuperato in acqua

Spirito anarchico e anticonvenzionale, aveva scelto una vita di strada e a contatto con le persone: questo era Gerold Meister, trovato senza vita ieri mattina nelle acque del canale della Giudecca, dove era caduto probabilmente in seguito ad un malore. Era un artista, un pensatore e un uomo di grande cultura. Negli ultimi anni la sua casa era la riva delle Zattere, dove la gente lo conosceva e gli era affezionato: residenti, negozianti e baristi, ma soprattutto gli studenti universitari che frequentano le biblioteche della zona e che con lui parlavano di arte e filosofia. Lo chiamavano "il maestro".

«La panchina è la mia casa, l'aria aperta mi fa sentire libero», diceva, rifiutando le proposte dei servizi sociali di sistemarlo altrove. Come conferma Elena, una familiare: «Non era inquadrabile in maglie burocratiche e statali, preferiva così». Una vita di strada che, in questo caso, non significava solitudine. Anzi: «Aveva un giro di amicizie di lunga data - spiega Elena - persone che nel tempo l'hanno ospitato in casa o nei loro studi: architetti, artisti, studenti. Ed era benvoluto dai gestori dei ristoranti della zona, qualche volta dava una mano risistemando tavoli e sedie e in cambio aveva un pasto caldo e un bicchiere di vino».

Il suo nome d'arte era Cadaf, aveva 64 anni ed era nato in Germania nel paese di Westerstede, sul Mare del Nord. Aveva vissuto diversi anni a Parigi, poi si era trasferito a Venezia agli inizi degli anni Ottanta. È stato protagonista di diverse mostre personali tra Milano e il Nordest, tra cui alcune esposizioni allo spazio Giudecca 795, la mostra personale in Friuli a Polcenigo e la mostra presso il museo del paesaggio di Torre di Mosto. Nel 1991 ha vinto il Premio di Murano per la scultura in vetro Pesceuomo, realizzata insieme al maestro vetraio Vittorino Zane. Nel corso della sua produzione artistica ha elaborato la cosiddetta “scrittura degli uccelli”, linguaggio poetico e astratto con cui Gerold intrecciava alfabeti immaginari, testi di poesie, e ambienti naturali.

Stefano Cecchetto, critico d’arte e suo caro amico, lo ricorda così: «Artista autentico, è la figura rinascimentale di colui che all’epoca era definito artifex - artefice: aveva infatti una grande padronanza della tecnica pittorica e un lucido pensiero intellettuale per praticarla. La sua è una pittura ricca di reminiscenze, di mitologie romantiche: penso a quella "scrittura d’invenzione" che lui sapeva sviluppare sulla tela come un alfabeto poetico che riconduce la lettura delle sue opere all’emozione autentica di un immediato incontro tra la poesia e la sua figurazione». «Le immagini - continua - raccontano storie e i pittori, nutriti dal mare di tenebra che avvolge il mondo, alimentano le fiabe come fuochi accesi per tenere distanti le belve: la voce narrante dell’artista o del poeta è il viatico di una riconciliazione tra finito e infinito, è il diagramma che ricongiunge la coincidenza e unifica tutti quei segni dispersi, ma comunque rintracciabili nell’incanto imperscrutabile dell’universo: Gerold Meister era consapevole di tutto questo e lo ha dimostrato, nell’opera come nella vita».

Meister ha lasciato una figlia. Nei prossimi giorni, in base alle disposizioni sanitarie, la famiglia fisserà la data e il luogo dei funerali.

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