Cronaca Mira

Opzione Zero sul piede di guerra: "Dismettere il cogeneratore, non basta fermare l'attività"

Il comitato contro la decisione del Comune di non chiudere definitivamente l'impianto di Giare di Mira, al centro di querelle per un presunto abuso edilizio. "Pronti alla denuncia"

Opzione Zero lo aveva preannunciato: altre azioni se l’amministrazione comunale di Mira non avesse agito per dismettere completamente il cogeneratore di Giare. E così è stato. Giovedì è arrivata la diffida al Comune da parte dei legali che supportano il comitato e alcuni residenti di via Onari.

Sospensione non sufficiente

"Abbiamo valutato che l’ordinanza di sospensione dell’attività emessa lo scorso 17 gennaio dal dirigente comunale è insufficiente e soprattutto ambigua -  dichiarano da Opzione Zero - Questo provvedimento, preso solo dopo le pressioni esercitate in consiglio comunale dagli abitanti e dalla consigliera di Mira in Comune Lavinia Vivian, lascia infatti ampi spazi al nuovo gestore dell’impianto, per sanare quello che a tutti gli effetti è un abuso edilizio".

La vicenda

La vicenda è articolata: l’impianto era stato costruito tramite procedura semplificata D.I.A. (dichiarazione di inizio attività), consentita solo per i cogeneratori a biomassa, cioè per quegli impianti che producono sia energia elettrica che energia termica. "Ben presto - continuano dal comitato - si è però scoperto che le strutture per il recupero del calore (teleriscaldamento) non sono mai state costruite e che dunque il motore brucia oli e grassi animali e vegetali solo per fare corrente elettrica finalizzata a ricevere gli incentivi del Gse. Questa evidenza è stata ammessa formalmente anche dallo stesso gestore e dunque sono ormai certi i presupposti che configurano l’abuso edilizio, in quanto le strutture costruite sono difformi da quelle inizialmente dichiarate".

"Comportamento inaccettabile da parte del Comune"

"In questi casi il Comune dovrebbe applicare i poteri di vigilanza conferiti dalla normativa nazionale - aggiungono dal comitato - cioè dovrebbe disporre la rimozione delle opere e la rimessa in pristino dei luoghi. Invece nell’ordinanza il Comune dice al gestore di farsi rilasciare dalla Regione una nuova autorizzazione per la sola produzione dell’energia elettrica, scaricando così le proprie responsabilità. Un comportamento omissivo e inaccettabile da parte di un ente pubblico, tanto più se oltre agli aspetti edilizi aggiungiamo quelli relativi allo sforamento dei limiti sonori certificato da Arpav, il vincolo ambientale posto dal Palav, e il rischio per la salute dei cittadini causato dai fumi".

Pronti alla denuncia alla Procura

La diffida ha l’obiettivo di indurre il Comune di Mira a mettere in atto i provvedimenti del caso e ad impedire una sorta di "sanatoria" di fatto per un impianto inquinante e di natura chiaramente speculativa. Se così non dovesse essere, il passo successivo, a quanto dichiarato da Opzione Zero, sarà la denuncia alla Procura della Repubblica.

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