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Giorno della Memoria 2019: al Teatro Goldoni la cerimonia cittadina con il sindaco Brugnaro

All'evento è intervenuto anche il presidente della Comunità ebraica Gnignati. Le parole del sindaco

Si è svolta oggi al Teatro Goldoni di Venezia, alla presenza del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e del presidente della Comunità ebraica di Venezia, Paolo Gnignati, la cerimonia cittadina per il Giorno della Memoria 2019. Tra il pubblico numerose autorità civili e militari, tra cui la presidente del Consiglio comunale di Venezia, Ermelinda Damiano, il prefetto Vittorio Zappalorto, e molti cittadini.

Le parole del sindaco

«In un angolo del campo di concentramento di Bergen-Belsen - ha esordito il sindaco - qualcuno aveva inciso, forse con l’aiuto di un coltello o di un chiodo, questo graffito: 'Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia'. Quelle parole, che racchiudono la rassegnazione di un uomo di fronte all’odio del proprio 'fratello', devono essere il fondamento e la ragione per la quale, anche oggi, dopo 74 anni dall’abbattimento dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, abbiamo voluto essere qui, assieme, per affermare il diritto alla 'Memoria' di quei fatti. È un nostro dovere. La storia di quell’uomo, la sua personale sofferenza, i suoi ricordi, i suoi dolori le sue angosce e la sua testimonianza non li sapremo mai, perché l’obiettivo del genocidio nazista era quello di cancellarne l’identità. Invece no! A lui e a tutti quei milioni di uomini, donne e bambini perseguitati con le leggi razziali e poi strappati alla loro quotidianità per essere portati nei lager noi possiamo, anzi, dobbiamo, dare Memoria».

«Chiamati a conoscere»

Citando un passo dell'ultimo libro di Primo Levi che recita «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre», il sindaco ha così proseguito: «Oggi noi siamo chiamati a conoscere. Il mondo deve saper far 'Memoria' del male che è stato in grado di generare per evitare che esso possa tornare a travolgerci. Non possiamo girarci dall’altra parte davanti alla sofferenza dei nostri fratelli: così facendo sommeremmo alla responsabilità di chi la causa, la nostra che non l'abbiamo impedita. E se vogliamo dare la giusta importanza al nostro essere qui, lasciamo da parte la tanta retorica e le frasi fatte che accompagnano questa giornata e partiamo dalla ferma convinzione che la storia è scritta da ciascuno di noi, con piccoli gesti quotidiani, che, uniti a quelli di altri uomini e donne, possono alimentare l’odio o l’indifferenza oppure contribuire a costruire un presente e un futuro di pace. Alla comunità ebraica di Venezia, che pagò un doloroso tributo alla politica della discriminazione e dell’odio e a tutti coloro che quotidianamente sono impegnati a costruire ponti di pace - ha concluso il primo cittadino - arrivi il caloroso abbraccio della Città. Grazie alla vostra testimonianza oggi abbiamo raccontato quella 'Storia' che nessuno, secondo l'anonimo scrittore, avrebbe mai raccontato e che, invece, è stata in grado di scalfire nei nostri cuori il grande insegnamento della tolleranza, dell’accoglienza e dell’integrazione». 

Ai discorsi ufficiali è seguita la rappresentazione di teatro canzone “Caffè Odessa” di Miriam Camerini, a cura dell’associazione culturale “Tra i due Soli”. Dodici brani, dall’ebraico al ladino, dallo yiddish alla canzone americana, per viaggiare tra tempi e luoghi diversi e scoprire l’intreccio tra musica, identità ebraica e lingue dell’ebraismo. Sul palco, oltre a Miriam Camerini, Manuel Buda alla chitarra, saz e voce, Bruna Di Virgilio al violoncello e pianoforte, Arturo Garra al clarinetto.

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