Giovane cade in pista da sci in notturna: "Non c'erano protezioni, chiedo un risarcimento"

L'infortunio (piuttosto pesante) si è verificato la notte di Capodanno 2017 a San Martino di Castrozza. Un 26enne di Favaro ha presentato querela. Ora l'udienza davanti al giudice

La pista, secondo l'accusa, non sarebbe stata adeguatamente protetta, tanto più per lo sci notturno: su questa base il pubblico ministero della Procura di Trento, dottoressa Licia Scagliarini, ha disposto l'atto di citazione a giudizio nei confronti di C.M., 44 anni, in qualità di presidente della società che gestisce gli impianti sciistici Ces di Colverde di San Martino di Castrozza. La vicenda riguarda un incidente capitato a Capodanno a uno sciatore di Favaro Veneto. Il presidente dovrà comparire davanti al giudice di pace il 7 novembre prossimo. 

G.F., 26 anni, alle 20 del primo gennaio di quest'anno sta sciando con degli amici sulla pista “Colverde”, “una bella rossa di 2600 metri di lunghezza e 500 metri di dislivello, servita da una veloce cabinovia, che è illuminata per lo sci notturno”, come viene pubblicizzata. "All'improvviso - dichiara in una nota Studio 3A - durante la discesa lo sciatore cade accidentalmente ma, non essendoci alcuna barriera di protezione a trattenerlo, vola in un canalone di pietre e massi, con gravi conseguenze. Il malcapitato viene recuperato dai volontari della locale stazione del soccorso alpino che, con gli operatori della Croce Rossa, lo immobilizzano, lo “imbarellano” e lo riportano a valle, e quindi viene trasportato all'ospedale di Santa Chiara di Trento, dove gli viene riscontrata, tra l'altro, la frattura esposta diafisi femorale e la frattura basicervicale del femore destro e quella del polso destro, per una prognosi di almeno 40 giorni, salvo complicazioni".

Segue anche un intervento chirurgico per ridurre le fratture, con permanenza di più di dieci giorni all'ospedale, da dove viene dimesso il 13 gennaio. Per fortuna, il giovane si è salvato, ma a causa dei politraumatismi subiti la funzionalità dei suoi arti non è più quella di prima: ha un'invalidità permanente di almeno venti punti e deve sottoporsi a continui cicli di fisioterapia per la rieducazione della gamba infortunata.

Il ventiseienne ha quindi presentato atto di querela presso la stazione dei carabinieri del suo paese, Favaro Veneto, adducendo anche le testimonianze degli amici che sciavano con lui, e ha chiesto all'autorità giudiziaria di procedere penalmente nei confronti dei responsabili dei gravi traumi riportati. Inoltre, per ottenere giustizia, attraverso la consulente personale dottoressa Elisa Sette, si è rivolto a Studio 3A, società di patrocinatori stragiudiziali specializzata nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela del diritti dei cittadini.

Studio 3A ha subito presentato una richiesta di risarcimento alla società consortile che gestisce l'impianto “incriminato”, ma il suo legale ha denegato l'esistenza di qualsiasi responsabilità. Adesso, però, la Procura di Trento ha aperto un procedimento per lesioni colpose gravi, in seguito alla querela. 

A conclusione delle indagini preliminari, infatti, vagliata la documentazione prodotta dai carabinieri di Primiero - San Martino di Castrozza e quella dell'ospedale, nonché il rapporto d'intervento del soccorso alpino e le testimonianze, il pubblico ministero ha condiviso in pieno le contestazioni mosse dal danneggiato e da Studio 3A circa la mancata protezione della pista, disponendo l'atto di citazione a giudizio per C.M. “Nella sua qualità di presidente della società che gestisce gli impianti sciistici, per colpa consistita in negligenza, per non aver assicurato un'idonea protezione lungo la pista Colverde per evitare l'uscita di pista degli utenti, tanto più pericolosa in condizioni di non innevamento a lato pista, cagionava lesioni personali gravi allo sciatore (…), impegnato in una discesa notturna con altri utenti, dunque in condizioni tanto più pericolose per assenza di visibilità, il quale, a seguito di caduta accidentale, scivolava fuori pista in un canale pietroso di drenaggio, profondo un metro circa, riportando importanti politraumi agli arti inferiori e superiori”, scrive la dottoressa Scagliarini. L'imputato dovrà comparire all'udienza fissata per il 7 novembre prossimo di fronte al giudice di pace di Borgo Valsugana.

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“Si tratta, più in generale, di un atto significativo nella direzione di una sempre maggiore sicurezza degli impianti sciistici e di una indispensabile presa di coscienza in tal senso da parte dei gestori – commenta il presidente di Studio 3A, dottor Ermes Trovò - Le piste da sci sono pericolose tanto quanto le strade e gli incidenti, anche molto gravi, sono frequenti: dai dati disponibili, ogni anno in Italia abbiamo 30mila infortunati, circa uno su due deve ricorrere alle cure del pronto soccorso, in quasi 450 casi, data l'estrema gravità delle ferite, deve intervenire l'elicottero e purtroppo si registrano mediamente una ventina di sinistri mortali. E' vero che negli anni il livello di sicurezza, sia degli impianti sia dei dispositivi di protezione individuale dei fruitori, è molto migliorata, e che spesso gli incidenti sono causati dall'imprudenza e dall'inesperienza degli sciatori. Ciò non toglie, però, che i numeri siano ancora molto alti e che bisogna fare tutto il possibile e, soprattutto, tutto quanto è previsto dalle normative per mettere al sicuro gli impianti con protezioni adeguate, tanto più se si tratta di piste di una certa difficoltà e dove si scia anche di sera e di notte, come nel caso specifico”.

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