Giovani "machi" su Facebook: mazza al parco e spade sul muro

Sui profili dei denunciati tra Venezia, Salzano e Mirano per il sequestro di un arsenale tra katane, machete e spranghe traspare l'attrazione per le armi e il culto della forza. La segnalazione dal comitato Sos Mestre

A sinistra uno dei tre denunciati con la mazza al parco, a destra l'arsenale del "veneziano"

Il fascino delle armi. Entrare nei profili Facebook dei tre giovani tra i 20 e 22 anni denunciati per custodire nelle rispettive abitazioni katane, spade, machete, una pistola da soft air e tanto altro ancora, permette di calarsi nel mondo di ragazzi che provano per questi oggetti "atti ad offendere" (come li si descriverebbe con linguaggio burocratico) un'attrazione tutta particolare. Per uno di loro in particolare c'è il culto della forza: muscoli e armi. Tanto da farsi ritrarre con la mazza da baseball in mano in un parco. Occhiali da sole e modi da duro. Oppure con la tuta mimetica a piazza San Marco o in piena battaglia in qualche struttura in cui praticare il paintball, la guerra simulata. I tre sono stati denunciati dalla squadra mobile e dalla Digos di Venezia, dopo essere caduti in fallo a causa di alcuni commenti e file pubblicati su Facebook. 

TUTTI I DETTAGLI SUI SEQUESTRI

Il loro "entusiasmo", se così lo si può chiamare, non era passato però inosservato. Ai primi di agosto le conversazioni dei giovani sono finiti sotto gli occhi di alcuni attivisti del comitato Sos Mestre, che hanno deciso poi di segnalare tutto alle forze dell'ordine. Dopodiché la Procura ha disposto le perquisizioni a tempi quasi record, che hanno permesso di sequestrare un vero e proprio arsenale. A Venezia risiede il cultore delle armi bianche, soprattutto della tradizione orientale, in terraferma, tra Salzano e Mirano, si prediligevano mazze, punte acuminate, una pistola da soft air (senza pallino rosso). Pure un machete, impugnato mentre uno dei giovani stava guidando. Naturalmente la foto è finita dritta sui social network, al pari di una del giugno scorso in cui uno dei giovani si vede con la mazza da baseball in mano. In un parco. In luogo pubblico. 

DIGOS E SQUADRA MOBILE AL LAVORO

Se la Digos e la squadra mobile stanno ora lavorando per capire se dietro possa nascondersi qualche organizzazione o qualche motivazione politica, a giudicare da quanto postato dai tre denunciati non ci si troverebbe di certo di fronte a sovversivi o a ultras. Semplicemente sono dei giovani che tra una gita col barchino e un dialogo online con la propria "morosa", non hanno compreso di essere andati oltre ai confini del lecito. Anche la discussione che ha attirato l'attenzione degli aderenti al comitato Sos Mestre, che poi hanno continuato a controllare il comportamento digitale del trio, mostra più che altro la voglia dei ragazzi di farsi vedere più grandi di quello che si è. Uomini. Di più, "machi". 

"Machete 2.0, roba seria qua... ghe xe da fare azioni punitive?", scrive uno dei denunciati commentando la foto in cui l'amico si immortala con l'arma da taglio in auto. "Se podaria sa...", risponde l'autore dello scatto, che trova terreno fertile per le sue passioni: "Eh tra poco ghe ne servirà tante de quee", sottolinea l'amico. "Mi o go comprà apposta infatti... Pa e merde". La discussione prende corpo e si allunga su più giorni, in cui si viene a sapere che il machete è stato acquistato a San Marino ("niente siti, tutto al dettaglio"). Si inserisce nel "dibattito" anche il denunciato veneziano,  grande amante delle armi bianche. Chiede all'altro dove avesse acquistato il machete, è interessato. Poi decide di mostrare il suo arsenale, in esposizione su una parete della propria abitazione. Non prevede che proprio quella foto sarebbe stata causa dei suoi guai: "Sei pronto per l'Apocalisse vecchio? Io sì. Ancora un paio di cose e sono a posto". Tra lame rotanti e armi ce n'era per tutti. Fino all'arrivo dei poliziotti mercoledì, su segnalazione di chi aveva capito che era il caso che intervenissero le forze dell'ordine. 

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