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La presidente della Corte di Appello Marini e il procuratore Buonocore

La presidente della Corte di Appello Marini e il procuratore Buonocore

La pandemia ha rallentato gravemente la giustizia: la Corte d'Appello in affanno

Per la presidente Marini il Covid-19 è stato «come uno tsunami» e ha costretto a rinviare la gran parte dei processi fissati nelle fasi più acute dell'emergenza sanitaria

La giustizia veneziana resta in affanno e la pandemia non ha certo aiutato. La presidente della Corte di Appello di Venezia, Ines Maria Luisa Marini, ha tracciato un quadro della situazione assieme al procuratore generale reggente Giancarlo Buonocore, anticipando la relazione di inaugurazione dell'anno giudiziario. Il problema è evidente guardando ai ritardi dei processi che si sono accumulati, in particolare nel corso della prima ondata del Covid-19: solo per dare un'idea, in ambito civile è stato rinviato il 52% dei procedimenti programmati tra marzo e aprile (nella seconda fase il 30%), mentre per quanto riguarda il penale addirittura il 96% dei procedimenti della Corte d'Appello programmati nel periodo della prima ondata; nella seconda fase il 41%. «Sono cifre spaventose, io lo definisco uno tsunami», ha commentato Marini.

Carenza di personale

Questi ritardi dettati dall'emergenza sanitaria si sono sommati a quelli "cronici" dovuti in particolare alla carenza di personale: nell'anno giudiziario 2019/2020, complessivamente, la scopertura media dei magistrati della Corte d'Appello e nei tribunali del distretto è stata di circa il 10-15%; c'è stato un incremento di 11 unità dell'organico dei magistrati della Corte, disposto da un decreto del settembre 2020, ma non è sufficiente a colmare il divario tra carichi di lavoro e organico.

Va anche peggio per quanto riguarda il personale amministrativo, connotato da «rilevanti scoperture»: il concorso del 2018 ha consentito di coprire formalmente quasi tutti i posti vacanti della regione, ma nella città di Venezia il problema è rimasto perché molti neo assunti hanno preferito il distacco in altre sedi: trasferirsi nel capoluogo è considerato troppo costoso e scomodo. Sono rimasti vacanti, per mancanza di aspiranti, ben 14 posti di assistente giudiziario su 19, di cui 8 su 10 in Corte.

Un tema che si collega al problema delle risorse destinate alla giustizia, e oltretutto i concorsi per immettere nuovi magistrati in servizio hanno subito un rallentamento. «Già prima della pandemia servivano 4 anni tra il bando e l'immissione effettiva dei magistrati in servizio - dice Marini - i prossimi verranno immessi a fine 2021, ma quelli che hanno superato le prove non riescono neanche a coprire i posti messi a concorso». Inoltre, per Marini c'è una «preoccupante tendenza di affidare la giustizia a risorse precarie», quindi la «necessità di innovare profondamente questo sistema».

I reati

Una serie di dati evidenzia come siano cambiati i reati nell'ultimo anno. Buonocore ha spiegato che c'è stata «una riduzione di alcuni fenomeni criminosi, con ogni probabilità imputabile alle limitazioni di movimento». Tra i reati con una flessione più marcata compaiono quelli predatori, diminuiti del 12% (fra questi, i furti in abitazione e gli scippi sono calati del 14%, ma le rapine solo del 2,74%), i reati di inquinamento delle acque e violazione alla normativa sui rifiuti, diminuiti del 28% (verosimilmente alla stasi produttiva si è accompagnata analoga stasi nei controlli); i reati edilizi (-24%). In calo anche i reati informatici (- 5,73%), ma di questi, ha spiegato il procuratore, «va comunque evidenziato il numero allarmante (8329), superiore al totale dei reati contro il patrimonio (8238)», oltre che il rapporto tra procedimenti contro noti e contro ignoti: l'89% è a carico di ignoti: quelli informatici sono reati «diffusi capillarmente» e assicurano agli autori un «vantaggio patrimoniale certo», mentre il rischio di identificazione è «assai ridotto» perché i provider che dovrebbero fornire i dati si trovano all'estero, in Paesi con i quali non vi sono rapporti di collaborazione investigativa.

Va evidenziato, invece, l'aumento significativo di alcune categorie di reati: anzitutto quelli contro la libertà sessuale e di stalking. L'aumento complessivo del 18% è particolarmente vistoso nei reati di violenza sessuale ai danni di minori (+37%) e nei reati di stalking (+23%). È evidente anche nei reati di violenza sessuale (+10,76%). Solo i reati di violenza sessuale di gruppo sono diminuiti sensibilmente (-39,13%), forse in conseguenza alle limitazioni di movimento. Vistoso è, inoltre, l'aumento delle iscrizioni per reati di pedofilia e pedopornografia (+54,69%). «Di contro - riferisce Buonocore - il paventato aumento delle violenze domestiche durante il periodo delle restrizioni alla libertà di movimento non è, nel periodo in osservazione, esitato in un significativo aumento delle denunce-querele; peraltro non si esclude che l'effetto temuto possa essere visibile con ritardo, anche per la concomitante ridotta possibilità di operare delle tante Associazioni di primo sostegno alle vittime».

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