Grandi navi, Porto: «Chioggia impraticabile senza il protocollo fanghi»

Il presidente Musolino in audizione oggi in commissione Trasporti alla Camera: «Lungo il canale dei Petroli possono transitare fino a 7 mila navi. Le stazze più grandi non creano interferenze»

Nel tondo, Pino Musolino

La caratterizzazione dei fanghi rimane l'incognita principale per la soluzione che sembra, al momento, assieme a quella del Lido San Nicolò, la preferita dal ministero del Trasporti per il futuro della crocieristica veneziana: il porto di Chioggia. A illustrare la situazione locale il presidente dell'Autorità di sistema portuale, Pino Musolino, oggi in audizione in commissione Trasporti alla Camera.

La caratterizzazione

«Il porto avrebbe investito migliaia di euro sulla caratterizzazione fanghi lungo il Vittorio Emanuale già due anni fa - ha spiegato Musolino - ma ci è stato detto di fermarci, perché avremmo potuto causare addirittura un danno erariale, visto che a breve ci sarebbe stato un protocollo apposito del ministero dell'Ambiente. Avremmo potuto utilizzare il protocollo vecchio, ma sarebbe stato assurdo visto l'arrivo imminente di quello nuovo. Così ci siamo fermati. Ma il protocollo ancora non c'è e il Porto si trova in un circolo vizioso, visto che non può dare risposte non solo alla crocieristica, ma a tutti gli altri soggetti che operano: i canali sono anche industriali e commerciali. Abbiamo realizzato escavi che il piano regolatore ci permette di fare. Ma abbiamo bisogno di un piano di conferimenti dei fanghi in laguna. Il fatto che il Porto abbia pulito i canali ha permesso di arginare spargimenti di materiale inquinante in giro per la laguna».

Canale dei Petroli

«Spostare il traffico lungo il canale dei Petroli? Sì, è possibile - prosegue Musolino - oggi transitano nemmeno 4 mila navi all'anno, ma negli anni '80 il volume era pari a quasi il doppio: 7 mila navi. La gestione del canale è la stessa, la nave più grande non crea interferenza, la capacità il canale ce l'ha. Di sicuro serve una gestione operativa del traffico. Per legge le navi bianche, quelle da crociera, sono in testa al convoglio, quindi esiste un sistema di "precedenze" nelle manovre dettato dagli usi. Non c'è - conferma il presidente - un piano di raddoppio del canale, anche perché manca lo spazio fisico. Il piano del 1965 è ancora quello in vigore. Da sottolineare che è necessario uno studio delle compatibilità e delle ricadute, che non è cura dell'Autorità di sistema portuale. Di sicuro c'è una collaborazione con la Capitaneria di porto, ma dopo il 2015 la normativa ha stabilito che l'analisi dei rischi spetta alle forze dell'ordine e alla Prefettura. Al Porto compete la gestione commerciale, la pianificazione, l'infrastrutturazione, ma la sicurezza è materia della Capitaneria».

Mose

Si discute anche di compatibilità fra funzionamento del sistema Mose in laguna e transito delle crociere, altro nervo scoperto a causa del continuo rinvio dell'entrata in funzione delle paratoie. «Al di là della funzione della conca, per cui sono stati spesi 700 milioni di euro pubblici, abbiamo cercato di studiare il processo con il Provveditorato alle opere pubbliche per gestire l'alzata di paratoie (che richiederebbe circa 6 ore), e il passaggio delle navi. Dovremmo essere in grado di comunicare con le navi in quell'arco di tempo - spiega Musolino - ma sono da valutare le ricadute sull'operatività del porto. La conca di navigazione non ci garantisce l'accesso delle navi in sicurezza». E per quanto riguarda il moto ondoso: «Siamo in linea con gli studi Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e con l'Ismar (Istituto delle scienze marine) sulla velocità massima raggiungibile che è di sei nodi: così non creiamo nessun danno ai fondali. È chiaro che chiediamo aggiornamenti continui con misure da concordare con la Capitaneria, in modo da non compromettere l'ambiente».

Chioggia

L'ipotesi su cui si è concentrata l'attenzione del ministero dei Trasporti, e a cui il provveditorato ai lavori pubblici sta lavorando, è quella di Chioggia. «Ma rimane il problema del protocollo fanghi, di competenza del dicastero dell'Ambiente - conclude Musolino -, c'è una stima dei metri cubi di materiale da asportare che va dai sei ai sette milioni, stando alle dimensioni delle navi, e per creare un fondale compatibile, anche per tutti gli altri tipi di attività che insistono al porto - mentre per quanto riguarda il passaggio di oleodotti e la loro compatibilità con la navigazione, precisa il presidente Musolino - : tra Pellestrina e Chioggia ci sono condotte di luce, acqua e gas, che andrebbero spostate completamente, con una spesa di circa 150 milioni di euro».

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