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Grandi navi, intanto nei terminal di Porto Marghera

Porto: «In via temporanea terminal Vecon e Tiv e nel canale nord, lato nord. Poi fuori dalle bocche di porto in sicurezza, compatibilità ambientale e salvaguardia dell'homeport». Crociere: 1.700 occupati diretti e 3,26% del Pil locale

Il decreto legge del governo Draghi che toglie le grandi navi dal canale della Giudecca per il porto di Venezia è un provvedimento in continuità con quanto emerso nel corso del Comitatone del 21 dicembre 2020 che prevedeva una duplice soluzione: far attraccare le navi passeggeri di maggiore tonnellaggio, nel breve e medio termine, in via temporanea e transitoria a Porto Marghera individuando quale approdi, nel breve periodo 2 terminal commerciali (Vecon e Tiv) e, nel breve e medio periodo, l'attracco in un terminal nel canale nord, sponda nord, a Porto Marghera. L’individuazione di una soluzione definitiva fuori dalle bocche di porto della Laguna di Venezia è invece da ricercarsi tramite una call pubblica per la valutazione tecnica delle proposte. Sempre da Comitatone di indirizzo, coordinamento e controllo sulla laguna di Venezia è stato confermato che le navi di minore stazza continuino a ricorrere, per raggiungere il terminal della Marittima, al canale di navigazione Lido, bacino di San Marco e Giudecca. 

In linea con quanto stabilito dal Comitatone e quanto emerso dal decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 31 marzo l’Autorità portuale aveva indetto il 27 febbraio 2021 il bando per l’affidamento della progettazione di fattibilità tecnico economica per la realizzazione di un nuovo terminal crociere nel canale industriale nord, sponda nord di Porto Marghera in scadenza il prossimo 15 aprile e per il quale sono stati stanziati oltre 936.000 euro dal ministero delle Infrastrutture.

Prima della crisi connessa alla pandemia, che ha di fatto bloccato il settore globalmente, il comparto crocieristico veneziano occupava nel suo complesso circa 4.200 persone, mentre il solo scalo passeggeri poteva contare su oltre 1.700 occupati diretti. Inoltre l’attività crocieristica comportava riflessi economici positivi per la città. In base allo studio di Ca’ Foscari “L’impatto economico della crocieristica a Venezia” infatti, sono 280 i milioni di euro all’anno di spesa del settore che contribuiscono con il 3,26% al Pil locale. Tali valori sono riconducibili quasi esclusivamente alla funzione “homeport” del Porto di Venezia.

«Il decreto legge, nella sua definizione pratica - commenta Cinzia Zincone, Ccommissario del porto - dovrà rappresentare un passo avanti verso una soluzione condivisa (anche con la Capitaneria di porto di Venezia, la Regione e la Città metropolitana), e definitiva della questione del transito delle navi da crociera a Venezia. Al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ho garantito la nostra collaborazione nel dare avvio al concorso di idee per l’elaborazione di proposte e progetti di fattibilità tecnica ed economica per realizzare i punti di approdo fuori dalla laguna. È chiaro che le proposte dovranno necessariamente rispettare stringenti criteri di sicurezza, di compatibilità ambientale e di salvaguardia dell’essenza di homeport di Venezia nel settore crociere per dare certezze al mercato crocieristico e assicurare la rilevanza economica e occupazionale del settore. Quanto alle soluzioni temporanee, a breve e medio termine, daremo avvio a quanto è stato richiesto al nostro ente consapevoli chiaramente che tali soluzioni non possono pregiudicare l’attività commerciale e industriale a Porto Marghera ma devono puntare al recupero – ambientale, produttivo e occupazione – di aree attualmente in disuso».

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