Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca San Marco / piazza San Marco

Stop alle Grandi Navi, nel 2013 in 184 sarebbero state "fuorilegge"

Il divieto alle imbarcazioni da crociera superiori alle 96mila tonnellate cancella i "giganti". Toglie anche più di milione di passeggeri al Porto

Ora che le decisioni sono arrivate non resta che far di conto. E capire che portata potrà avere la decisione del governo di vietare l'ingresso in laguna della navi da crociera con stazza superiore alle 96mila tonnellate. Come riporta il Corriere del Veneto, per pochi giorni a finire nel mirino è la partenza del prossimo 5 novembre (esattamente tra un anno) della Costa Diadema, la maxi nave da crociera da 132mila tonnellate che in questo momento viene costruita dallo stabilimento Fincantieri di Porto Marghera (e che a luglio aveva determinato tante polemiche tra i lavoratori, e di conseguenza tra sindacati e dirigenti).

Per cinque giorni il suo passaggio davanti a San Marco sarebbe off limits. Servirà lo scavo del canale Contorta-Sant'Angelo per permetterne l'arrivo in Marittima. Ma dodici mesi sono un orizzonte temporale troppo breve. Nel 2013 secondo il Corriere del Veneto sono state 184 le navi transitate oltre il limite indicato dall'Esecutivo. I passeggeri trasportati 1,1 milioni. Cifre che fanno comprendere come comunque un cambiamento tra un anno ci sarà. Che fine faranno questi turisti (e i loro soldi)? Alcune imbarcazioni potranno comunque far rotta verso Venezia, così come molte altre imbarcazioni da crociera "medio-grandi". Che si salvano per il rotto della cuffia dal limite di 96mila tonnellate.

L'ALLARME DI VTP - Secondo Vtp (Venezia Terminal Passeggeri) le decisioni del governo determineranno "il declino del porto crociere, e oltre 2500 disoccupati entro il 2015. Perdendo la posizione di primato che aveva faticosamente conquistato di homeport del Mediterraneo passando da 300.000 crocieristi del 1997 ai quasi 1.800.000 crocieristi del 2012". Le limitazioni potranno secondo Vtp "comportare per il 2014 una perdita di 48 approdi, corrispondenti a un taglio di 323.107 passeggeri (-19% rispetto alle previsioni di traffico del 2014) e dal 2015 una previsione di perdita di 174 approdi, corrispondenti a una perdita di 1.037.397 passeggeri (-60% rispetto alle previsioni di traffico del 2014)". Secondo la società, in termini di ricaduta occupazionale ed economica, "il rischio per il 2014 è una perdita di 82,5 milioni di euro di spesa diretta locale e indotto, con conseguente perdita di 808 occupati, e dal 2015 una perdita di 260 milioni di spesa diretta locale e indotto, con conseguente perdita di 2.553 occupati"

ITALIA NOSTRA BOCCIA LA DECISIONE DEL GOVERNO - Sulla vicenda per Italia Nostra di Venezia ''ha vinto l'arroganza dell'incultura di chi, stando al vertice del potere, non sa che la laguna non è altra cosa da Venezia e che distruggendola distrugge Venezia, la sua storia, il suo futuro''. La presidente veneziana dell'associazione, Lidia Fersuoch, osserva che "si sta ripetendo quanto già successo negli anni Sessanta: allora il Canale dei Petroli venne escavato per allontanare il passaggio delle petroliere dal Bacino di San Marco, e a prima vista sembrò un successo. Solo dopo ci si rese conto che l'erosione generata dalla navi in transito per il canale distruggeva le forme morfologiche della Laguna trasformandola in baia marina. Ora, dopo 50 anni, si propone un Canale del Petroli bis". Per Italia Nostra "l'umiliazione di Venezia e della Laguna è totale. Non resta che confidare nella Via - Valutazione di impatto ambientale - che il governo, bontà sua, ha magnanimamente concesso".

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