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Cronaca Campagna Lupia

Guerra al lavoro nero cinese in Riviera, chiusura per tre attività

I titolari dovranno pagare una multa e regolarizzare i propri dipendenti prima di riaprire i battenti a Campagna Lupia e Tombelle di Vigonovo

I numeri sono diversi rispetto a qualche anno fa, quando si trovavano magari tutti i lavoratori di un opificio irregolari e anche qualche minorenne chino davanti al telaio per ore e ore. La battaglia contro il lavoro nero in Riviera del Brenta, però, continua. Ed è anche più difficile. Proprio perché col passare del tempo le attività a conduzione cinese mano a mano stanno "imparando" a nascondere le loro irregolarità (se non a eliminarle).

Ciò non toglie che i controlli dei carabinieri della compagnia di Chioggia, in collaborazione con gli ispettori della Direzione provinciale del lavoro di Venezia e del Nucleo lagunare carabinieri ispettorato del lavoro, non colga ancora "in flagrante" qualche imprenditore con gli occhi a mandorla. E' il caso degli accertamenti dell'ultima settimana, per cui sono stati impiegati 20 militari e 12 ispettori. Sotto la lente d'ingrandimento 13 attività dei settori del tessile, del calzaturiero e della ristorazione.

Nella rete sono finiti un tomaificio di Campagna Lupia con due lavoratori in nero su sette, un laboratorio di confezioni di giubbetti in pelle di Campagna Lupia con due lavoratori in nero su cinque e un laboratorio di gastronomia di Tombelle di Vigonovo con all'interno un lavoratore irregolare su tre. Queste attività sono state chiuse finché i titolari non pagheranno una salata multa (13mila euro totali) e regolarizzeranno i loro dipendenti, poiché sorpresi con più di un quinto della forza lavoro in nero.

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