All'incontro fra Imam e Patriarca a Marghera c'è anche Brugnaro

Condiviso il documento sulla fratellanza sottoscritto dal papa e dal grande Imam Al-Tayyeb ad Abu Dhabi, nel febbraio scorso. Simbolo di dialogo, accoglienza e rispetto fra confessioni religiose

L'incontro di venerdì a Marghera fra patriarca Moraglia, imam Mahamed e sindaco Brugnaro

Come Francesco d'Assisi, santo che la Chiesa celebra il 4 ottobre, nel suo viaggio del 1219 raggiunse il sultano d'Egitto, il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha incontrato al teatro Aurora a Marghera, venerdì sera, l'imam delle comunità islamiche di Venezia, Hamad Mahamed. È la consegna congiunta alla città del documento sulla fratellanza, sottoscritto a febbraio scorso ad Abu Dhabi da papa Francesco e l'imam di Al-azhahar, Ahmad Al-Tayyeb, a mettere sullo stesso tavolo i rappresentanti delle confessioni religiose. Per Venezia primo incontro pubblico alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro. «Nella provincia vivono e lavorano più di 25 mila persone di fede islamica - dice Sadmir Aliovski, presidente della comunità musulmana veneziana - Il riconoscimento reciproco rafforza l'idea che la pacifica convivenza fra diverse religioni a Venezia sia possibile -  spiega Aliovski - così come avviene in altre città del mondo, dove chiese e moschee si alternano l'una a fianco all'altra». «Sono molto interessato al dibattito - ha dichiarato il primo cittadino dal palco aprendo la serata - noi, nel rispetto delle nostre tradizioni e delle nostre libertà, siamo sempre aperti al dialogo. Sono orgoglioso che questa serata sia stata organizzata a Marghera».

Migrazioni

Nel mondo ci sono ogni anno oltre un miliardo e 300 milioni di persone che si muovono, «più di 300 milioni devono farlo perché non possono fare altrimenti - afferma il direttore dell’Avvenire Marco Tarquinio, tra gli organizzatori dell'evento -. Settanta milioni di uomini e donne devono lasciare la loro terra perché sono perseguitati, per motivi di fede, politici, per le guerre, le ingiustizie, i cambiamenti climatici. La distanza tra ricchi e poveri è diventata immensa». «Stasera siamo protagonisti di qualcosa che è forse un inizio - dice il patriarca Moraglia -. Questo inizio cade nella giornata di Francesco, un uomo universale che aveva un rapporto particolare con Dio. Francesco ci dice che incontrando Dio si incontrano i fratelli. Il documento dice che la fede porta il credente a vedere nell'altro un fratello da sostenere e amare. Questo documento è simbolo di riconcilizione, di recupero di una dimensione umana e in questo siamo colpiti dalla figura di Francesco. Un uomo che l'iconografia non ci restituisce come bello, aitante, ma la più bella rappresentazione di umanità che noi possiamo copiare. Francesco è tornato dall'incontro col sultano con la sua fede. Ma noi dobbiamo riscoprire che avere un'identità non vuol dire non accogliere l'altro. L'altro non deve essere un problema. Può avere problemi. Può anche crearci dei problemi. Ma non è un problema».

Fratellanza e cittadinanza

L'incontro fra San Francesco e il Sultano, 800 anni fa, allo spargimento di sangue sostituì il dialogo. Questo il messaggio rilanciato venerdì a Marghera, città simbolo di mescolanza di culture e fedi. All'incontro anche il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin. «Non mi aspettavo dal documento di febbraio di Abu Dhabi - dice Tarquinio - un quadro così profondo delle ragioni per cui, coloro che sono credenti, possono servire la causa della pace, trovare paroli comuni e indicare agli uomini e alle donne della politica una strada che porta a un futuro nel quale costruire la parola chiave di tutto il documento: fratellanza. Uguaglianza di diritti e doveri, dentro a un concetto di cittadinanza che accomuna tutti, riconoscendo pienamente la dignità di ciascuno. Il documento parla in nome di Dio e parla nel nome dell'innocente, chi è espulso e non è accolto, cacciato e non riconosciuto nella sua dignità. Un documento che non ha trovato la giusta enfasi da parte del circo mediatico, pronto a enfatizzare il gesto dell'ultimo manigoldo e tagliagole, che hanno sempre le prime pagine. Papa e grande imam che fanno questo al cospetto del mondo, non hanno trovato lo spazio che avrebbero meritato. Essi non hanno risolto nessuno dei problemi che hanno aperto, ma hanno indicato la strada, il dialogo, e smascherato la grande bugia che non sia possibile trovare parole comuni che servano alla nostra civiltà, alla nostra speranza e alla nostra buona fede».

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Convivenza e rispetto

«In Egitto nel 1219 un incontro ebbe il sapore della fratellanza, prima di tutto per il dialogo. Il dialogo è la lingua dei saggi. Sempre - dice l'imam Mahamed -. Quell'incontro fu esempio di convivenza e armonia. In particolare quando il sultano diede a Francesco la libertà di praticare il suo culto e di professare il cristianesimo nelle chiese della Terra Santa e della Palestina. Penso che dovremmo prendere esempio da questi incontri storici per consolidare un rapporto di reciproco rispetto, convivenza civile e religiosa, conservando ognuno la sua fede. Mi auguro che questi incontri siano ripetuti. Grazie per l'accoglienza e ospitalità in questa città meravigliosa che è Venezia, ormai dentro ai nostri cuori».

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