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Imbianchino picchiato e ridotto in fin di vita: un arrestato a Marghera

Il violento episodio la sera del 25 agosto quando, appena uscito da un bar di Brugine, un 30enne fu trovato a terra ferito in un lago di sangue

Hanno un nome e cognome i due presunti autori della brutale aggressione perpetrata a Campagnola di Brugine, nel Padovano, la sera del 25 agosto scorso nei confronti di un imbianchino di 30 anni del posto, Daniele T., rinvenuto da alcuni passanti disteso a terra in una pozza di sangue all'esterno del bar Rialto, in evidente stato confusionale e con i segni di una violenta colluttazione. Alle prime luci dell'alba di mercoledì, dopo giorni di serrate indagini, i carabinieri della compagnia di Piove di Sacco, in collaborazione con i colleghi del Nucleo investigativo del comando provinciale di Padova e di quelli di Venezia, hanno arrestato due individui, nomadi di etnia sinti, il 34enne Manolito M. di Legnaro e il 39enne Diego F. di Cavarzere, ritenuti i responsabili del violento pestaggio. Il secondo è stato arrestato nell'area industriale di Porto Marghera mercoledì sera. Un nomade che si muoveva in camper.

IL FATTO. Erano le 19.30 di lunedì quando la giovane vittima era appena uscita dal bar e, secondo le prime informazioni raccolte sul posto dai militari dell'arma, sarebbe stato colpito per futili motivi a suon di pugni, fino a cadere e battere il capo sull'asfalto. Rimediate una contusione allo zigomo e una botta dietro la testa, era stato soccorso e sottoposto ad un intervento chirurgico per rimuovergli un ampio edema cerebrale. Da allora la vittima è ricoverata in pericolo di vita all'ospedale di Padova.

LA RICOSTRUZIONE. Dopo giorni di investigazioni ininterrotte, grazie alle registrazioni delle telecamere della videosorveglianza, i carabinieri hanno appurato che, per motivi ancora da accertare ma certamente futili - forse anche semplicemente uno sguardo mal interpretato, anche se non è escluso che si possa essere trattato di uno scambio di persona - l'imbianchino si trovava da solo all’esterno del bar, quando è stato raggiunto da Diego F. che lo ha immobilizzato, trattenendolo per i fianchi, mentre Manolito M., con un passato da pugile, gli ha sferrato un violento cazzotto al volto, che lo ha fatto rovinare a terra. Il tremendo impatto con l’asfalto gli ha poi causato gravi lesioni alla testa. I due aggressori, fuggiti alla guida di una Bmw nera, hanno fatto perdere le loro tracce.

IL VIDEO: La vicenda ricostruita in dettaglio

L'INTIMIDAZIONE. Dai filmati è emerso che l'imbianchino, prima dell'aggressione, si trovava tranquillamente seduto a osservare una partita di carte a cui stavano giocando degli anziani del posto, mentre i due nomadi stavano davanti ai videogiochi. Non risultano esservi stati contatti tra vittima e aggressori e gli stessi testimoni presenti non hanno notato scambi di battute tra i due se non un gesto di violenza unilaterale. Tutti i presenti nel bar al momento dell'accaduto sono stati sentiti la sera stessa e trattenuti fino alle 3 di notte in caserma. Non è stato facile per i carabinieri raccogliere testimonianze dato il diffuso timore di ritorsioni. Uno dei due nomadi, prima di andarsene, era infatti rientrato nel bar, minacciando: "Qua nessuno ha visto niente". Il figlio minore di uno dei due aggressori è anche intervenuto cercando di far riprendere la vittima, versandogli dell'acqua sul viso, comprendendo la gravità della situazione.

L'ARRESTO. In ragione della gravità delle modalità e delle conseguenze dell’aggressione, nonché in considerazione della possibilità che gli indagati potessero rendersi irreperibili, su istanza urgente del pm Francesco Tonon, il gip del Tribunale patavino, Cristina Cavaggion, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per entrambi, accusati, in concorso, di lesioni personali gravi. Manolito M. è stato catturato nella sua abitazione a Legnaro in via Vittorio Emanuele II e portato al Due Palazzi di Padova, mentre Diego F. è stato arrestato a Marghera e condotto nel carcere di Venezia. Durante le perquisizioni sono state rinvenute le magliette che indossavano la sera dell'aggressione e che saranno sottoposte ad analisi tecniche per rilevare l'eventuale presenza di tracce ematiche compatibili con la vittima.

IL CAPITANO DEI CARABINIERI DI PIOVE DI SACCO ENRICO ZAMPOLLI

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