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Cronaca Marghera

Imprenditore di Marghera fallisce due volte: "Lo Stato non mi paga"

Gianfranco Tiozzo, titolare dell'omonima ditta di costruzioni, vantava un credito di circa 400mila euro: "Con quei soldi non sarei andato in crisi"

"Una storia di quotidiana assurdità". Lapidario il giudizio di Federcontribuenti sulla vicenda di cui è protagonista, suo malgrado, Gianfranco Tiozzo, titolare dell'omonima storica azienda di costruzioni di Marghera nel settore delle infrastrutture pubbliche. Fondata dal padre negli anni sessanta, ora rischia il fallimento. Per debiti? No. Per i troppi crediti che vanta nei confronti dello Stato. Circa 400mila euro mai incassati, che hanno messo in difficoltà i bilanci della ditta.

"Tutto ha inizio nei primi mesi del 2013 - spiega Federcontribuenti - quando l’azienda incapace di recuperare il credito di lavori già eseguiti per la pubblica amministrazione e a causa della crisi economica decide di rivolgersi al tribunale per valutare una proposta di concordato". Si chiama "concordato in continuità", un procedimento disciplinato dal diritto fallimentare che prevede per l’azienda la possibilità di mantenere attiva la propria produttività sotto il controllo diretto di un commissario incaricato dal tribunale e attraverso la creazione di una azienda parallela, generalmente nominata Newco, di proprietà dello stesso titolare. Una strategia messa a punto dal Governo per scongiurare la cessione a terzi dell’azienda, tutelando così i lavoratori dipendenti, e che mira a garantire ai creditori la massima soddisfazione economica possibile.

"A novembre viene nominato il commissario", continua Federcontribuenti. Si tratta di una figura professionale con funzioni di coordinamento e controllo su tutta l'attività aziendale, i cui costi sono a carico della Tiozzo: "Il tribunale stabilisce una cifra che varia dal 20 al 50 percento della totalità delle spese di procedura che includono le spese legali, le perizie e altro ancora - racconta il titolare - Nel mio caso il tribunale ha deciso per un importo dovuto di 90mila euro che devo evadere entro e non oltre il 10 dicembre. C’è un problema, però: io non posseggo quella cifra. La mia azienda è in crisi, nel tempo ho dovuto licenziare metà dei dipendenti, il mercato pubblico ha subito una contrazione anche del 60 percento dei lavori eseguibili e lo Stato, per cui ho lavorato, non mi paga. Con i 400mila euro che ancora mi deve riuscirei a coprire le spese dell’intera procedura, anche quelle del commissario”.

Il credito vantato da Tiozzo, però, avviate le procedure di concordato, non è più esigibile. "Il problema è che io non potrò mai essere regolare se il mio cliente, lo Stato, mi chiede tasse su lavori eseguiti che lui stesso non mi paga", sottolinea Tiozzo. Per il veneziano, quindi, un duplice fallimento: da una parte l’impresa storica di famiglia, dall’altra la Newco, questa nuova azienda voluta dal tribunale che potrebbe non poter lavorare a causa dell’incapacità di accesso agli appalti pubblici a causa del DURC irregolare. "Causato da uno stato che non paga i lavori - conclude Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti - è il classico cane che si morde la coda".

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