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Lunedì, 27 Maggio 2024
Cronaca

Inaugurato il Padiglione Italia alla Biennale. Brugnaro fischiato: «Non mi è piaciuto»

Il ministero Gennaro Sangiuliano sull'opera di Massimo Bartolini, curata da Luca Cerizza: «Rende lustro alla nostra creatività»

Inaugurato all'Arsenale di Venezia "Due Qui/To Hear", il padiglione Italia allestito per la 60. Esposizione Internazionale d'Arte, che aprirà al pubblico domani 20 aprile. Sono intervenuti tra gli altri il curatore Luca Cerizza, l'artista espositore, Massimo Bartolini, il presidente di Biennale Pierangelo Buttafuoco, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il direttore generale creatività del MiC Angelo Piero Cappello e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.

L'inaugurazione arrivava il giorno dopo l'attacco frontale dell'ex sottosegretario Vittorio Sgarbi che lo aveva definito «un orrore», e in apertura il ministro Sangiuliano ha difeso la scelta di curatore e artista e parlato di un progetto che «ci invita a un incontro con gli altri e con noi stessi. Il suo itinerario molteplice e multisensoriale ci offre un’esperienza fisica e metafisica, un profondo invito a cercare la nostra identità, trasformando la consapevolezza di sé in un momento di contatto con l’altro. Dobbiamo stabilire relazioni e far sì che la cultura diventi un ponte tra popoli e persone».

«Un organismo vivo che si ritrae affinché gli ospiti abbiano maggiore presenza: è bellissimo nel suo sottrarsi e proclamare assenza» ha detto il presidente di Biennale Buttafuoco, chiedendosi «cos’ha l’Arte se non questa capacità di condurci nel vuoto, alla conoscenza di noi stessi?».

Più netta la dichiarazione del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che ha ricevuto anche qualche fischio per aver detto: «Il Padiglione, sono sincero, non mi è piaciuto. Però non è un attacco all’arte, l’arte più si discute più c’è gioia nel partecipare», posizione poi ribadita sul suo profilo X: «Credo che possa piacere o meno, ma ciò non significa attaccare l’arte, ma creare discussione e partecipazione intorno all’arte e alle opere».

Il padiglione

Filo conduttore dell’opera di Bartolini esposta sono il suono, fatto di musica ma anche di silenzio, e l’ascolto: da qui un titolo, “Due qui – To hear”, che gioca con le parole  Due Qui (two here) e To Hear (ascoltare) per assonanza con l’inglese. «La prima tesa sembra minimalista ma è in realtà densa di significati. La parete verde simboleggia il LA sul pentagramma: la confusione. La parete viola il LA bemolle, la riappacificazione» ha spiegato il curatore Luca Cerizza. Un lavoro che produce però anche tante letture, come spiega l'artista: «Da bambino giocavo sui ponteggi, diventati qui canne d’organo, quasi una pacificazione con la famiglia, un riassunto di vita».

Il Padiglione diventa così un gigantesco strumento musicale e le note fluttuano tra i tre ambienti grazie a un labirinto di tubi innocenti, organo di canne metalliche. L’opera è stata finanziata dal Ministero per 800mila euro, 400mila da privati. Nel giardino delle Vergini si terranno, fino a novembre, performance, letture, incontri, reading che verranno anch’essi raccolti nel catalogo, curato da Luca Cerizza: ci saranno dunque i testi firmati, tra gli altri, dal veneziano Tiziano Scarpa e da Nicoletta Costa.

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