Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

Ponte di Rialto, il restauro «è stato come quello di un quadro»

Oggi l'inaugurazione, a distanza di qualche anno dal termine dell'intervento conservativo, alla presenza delle istituzione locali, del ministro Garavaglia e di Andrea Bocelli. Madrina di giornata, l'attrice Cristiana Capotondi

«È stata una gioia incredibile, quando sono stati tolti gli armamenti. Ci sono passato sotto e mi sembrava di essere a casa mia». C'era emozione, questa mattina, negli occhi di Renzo Rosso, patron di Diesel e finanziatore dei lavori di restauro del Ponte di Rialto per 5 milioni di euro, che a distanza di qualche anno - l'opera è stata conclusa a fine 2016 - ha avuto una simbolica inaugurazione, alla presenza delle autorità locali e del ministro del Turismo, Massimo Garavaglia.

L'imprenditore, di origine padovana ma che ha fatto la sua fortuna in provincia di Vicenza, ha spiegato che ad un certo punto della sua vita si è sentito responsabile di dover aiutare la comunità, «perché nella vita c'è chi ha avuto tanto e con i soldi bisogna anche contribuire sul fronte sociale». Il restauro del Ponte di Rialto «è stato magico», a dire di Rosso, «è stato come restaurare un quadro, quando abbiamo tolto le tele, l'emozione è stata unica».

La lunga giornata inaugurale è cominciata con il tenore Andrea Bocelli, introdotto dalla madrina di giornata Cristiana Capotondi, il quale ha intonato l'inno di Mameli, prima della benedizione da parte del patriarca Francesco Moraglia. Dopo gli interventi istituzionali, è stato ancora il cantante - già presente al Lido nei giorni scorsi - a intonare il "Nessun Dorma" della Turandot di Giacomo Puccini.

«È uno dei simboli di Venezia - ha detto il presidente della Regione Luca Zaia, intervenendo alla cerimonia  - e oggi non possiamo fare altro che ringraziare Renzo Rosso e Otb per averlo messo a norma e ristrutturato, con un investimento di 5 milioni di euro e dando lavoro a 130 artigiani, per un totale di 80mila ore di lavoro». Per ristrutturare un pezzo di storia, «non bastano i soldi, - ha aggiunto - ma ci vogliono anche il coraggio e l'ardore. Ci vogliono imprenditori come Rosso, che non pensano solo al guadagno ma anche al ritorno sociale».

Targa celebrativa e polemica

Nel corso dell'inaugurazione, è stata anche scoperta la targa celebrativa, riportante i nomi dei finanziatori del restauro, che da ieri - quando è stata fisicamente posizionata vicino al parapetto sud del ponte - ha cominciato a far discutere. Le foto erano circolate velocemente attraverso i social, con molti veneziani che hanno fatto sapere di trovarla «troppo impattante». Il tema è diventato oggetto di una mozione presentatata da Maika Canton e Francesco Zingarlini, consiglieri comunali FdI appartenenti alla stessa maggioranza, «che chiedono con quale atto autorizzativo sia stata realizzata tale targa di dimensioni sproporzionate, targa che ferisce il simbolo di eccellenza della città di Venezia».

L'intervento di restauro

Nel 2012 il Gruppo Otb si era aggiudicato il bando di gara del Comune di Venezia per finanziare il primo restauro nella storia del Ponte del Rialto, il più antico della città e tra i più famosi del mondo. Il sostegno finanziario accordato ha visto un investimento pari a 5 milioni e 5 euro. A partire dal 2014 il gruppo ha curato la progettazione, la direzione dei lavori, il coordinamento della sicurezza, nonché della realizzazione dei restauri che sono stati affidati a primarie aziende del settore. Il Gruppo ha seguito direttamente la gestione dei lavori affiancando gli esperti del Comune di Venezia e le maestranze per ottenere il massimo risultato. Le opere sono terminate con sei mesi di anticipo rispetto alle previsioni permettendo, grazie all’attenta gestione del budget, di estendere l’intervento anche al ripristino conservativo della pavimentazione dei sottoportici di Rialto.

Le operazioni di restauro hanno visto il coinvolgimento di più di 130 persone tra restauratori, operai e tecnici che, in circa 80mila ore di lavoro e grazie all’installazione di 5.500 metri quadrati di ponteggi, hanno riportato al loro antico splendore una superficie totale di 5mila metri quadri, compresi bassorilievi, targhe e mascheroni.
 

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