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Inchiesta Fanpage, ribolle la politica lagunare: "Serve chiarezza su possibili infiltrazioni"

Martedì pubblicata la quarta puntata dell'inchiesta "Bloody Money". La scena a Porto Marghera tra un incontro al Vega e (millantati?) rapporti con Comune e dirigenti dell'economia veneziana

In attesa di capire se la tempesta "Bloody Money" avrà conseguenze giudiziarie, la politica è tutto un ribollire di dichiarazioni e di interrogazioni. In Procura a Venezia non solo le bocche, ma in un certo qual modo anche le "porte" rimangono chiuse. Per quanto riguarda la politica, invece, è un diluvio di parole. I primi a commentare la quarta puntata dell'inchiesta di "Fanpage" sul traffico di rifiuti illegale, che dalla Campania si è spostata a Porto Marghera, sono stati gli esponenti del Movimento Cinque Stelle.

Loro dal filmato ne escono con le spalle larghe. Maria Grazia Canuto, la 57enne mediatrice che contatta l'ex boss Nunzio Perrella per un affare a Porto Marghera, riguardante un deposito di prodotti petroliferi, e non si scompone di fronte alle spiegazioni che i 2,8 milioni di euro che arriveranno sono "soldi della Camorra, soldi sporchi", afferma "...purtoppo per fare gli affari un po' di soldini ci vogliono. Ma noi abbiamo la fortuna che abbiamo delle buone alleanze politiche. Perché ti dico che bisogna correre, perché finché abbiamo questa politica, entro un anno, dobbiamo fare tutto. Perché dopo non è facile governare una città come Venezia, se ci capita un Cacciari o un 5 Stelle non lo so". Parole ritenute dai pentastellati "di una gravità incredibile". Di più: "Chiederemo massima chiarezza al sindaco Brugnaro e ai suoi assessori", concludono. 

I parlamentari Cinque Stelle

"L’assenza di progetti su Marghera crea il clima ideale per la criminalità organizzata", attaccano in una nota i parlamentari del Movimento Cinque Stelle. “L’assenza di una progettualità chiara su Marghera - continuano - fa in modo che proliferino le possibilità per la malavita di portare a compimento affari sporchi. Si tratta di un sistema malato, in cui i politici che hanno governato Comune e Regione hanno delle responsabilità fortissime proprio a causa della loro incapacità di aver dato vita a progetti attuabili di recupero di quel lembo di laguna veneta”. I parlamentari M5S ricordano come sia necessaria una pianificazione urbanistica di tutto il territorio di Porto Marghera “coinvolgendo – dicono - in un unico tavolo di lavoro tutti i soggetti che hanno competenza in materia, dal porto al Comune e alla Regione. Serve una visione complessiva, basta a interventi a macchia di leopardo. 

“Il Veneto è nell’occhio del ciclone – ed è indispensabile fare luce immediatamente su una situazione gravissima. Serve chiarezza, serve trasparenza - scrive il capogruppo M5S in consiglio regionale a Venezia, Jacopo Berti -: serve una commissione di inchiesta per fare luce sulle ecomafie – spiega  – quello che abbiamo visto nella quarta puntata dell’inchiesta di Fanpage lo dimostra e non abbiamo più tempo da perdere”.

A gennaio il consiglio veneto ha approvato la legge antimafia M5S, che obbliga la Regione a costituirsi parte civile nei processi di mafia celebrati per reati avvenuti in Veneto: “Su Marghera e sul Veneto abbiamo lavorato tanto in questi anni – ricordano i pentastellati – abbiamo chiesto conto alla giunta veneta sugli episodi sospetti, sugli incendi, sugli sversamenti di materiali tossici e sui fumi che appestano quel lembo della bellissima laguna veneziana”.

Municipalità di Marghera

"L’elemento più nuovo e preoccupante di questa storia rivelata da Fanpage - scrive il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin - è l’innovazione criminale nella vicenda, pur non senza precedenti degli affari loschi su Marghera. Finora avevamo conosciuto, e contrastato, denunciato, smascherato, spesso sconfitto, iniziative criminali totalmente, o in gran parte, sporche (soprattutto nel ciclo dei rifiuti). Questa volta sembra di essere di fronte all’ingresso di capitali sporchi, di origine criminale (e apertamente dichiarata come tale, nel filmato, ai “mediatori” e “utilizzatori finali”) in un progetto di per sé, almeno all’apparenza regolare. Una distorsione di questo tipo a Porto Marghera, in una fase di rapida trasformazione, di possibile riutilizzo di aree disponibili, e di siti industriali da rigenerare, sarebbe oggi molto pericolosa, colpirebbe l’economia", conclude Bettin.

Nicola Pellicani del Pd veneziano

Fa impressione vedere la disinvoltura con cui l'architetto Grazia Canuto si muove anche negli ambienti cittadini - scrive il candidato alla Camera dei deputati per il Pd a Venezia, Nicolòa Pellicani -. Nel filmato l'architetto Canuto dice anche di voler far presto e chiudere l'operazione nel giro di un anno, altrimenti il rischio è che arrivi un sindaco 'alla Cacciari'. Questo dimostra come chi intende promuovere traffici illeciti nella nostra città tema un modello 'alla Cacciari - afferma Pellicani -, che per me resta un punto di riferimento e rimane uno dei sindaci di Venezia più amato dai cittadini. Il rilancio di Porto Marghera deve avvenire nel segno della legalità, della trasparenza, del risanamento ambientale e della salute dei cittadini. Bisogna vigilare a tutti i livelli per tenere alla larga le infiltrazioni mafiose, che soprattutto nel campo del riciclo dei rifiuti hanno uno dei loro punti di forza".

Il sindacato dei chimici veneziano, Filctem Cgil

"Facciamo un po' di mente locale. Ricordiamoci cosa accadde alla Sirma, qualche tempo fa. La magistratura aprì un'inchiesta in merito all'affare del riciclo dei rifiuti - racconta Riccardo Colletti del sindacato -. A dimostrazione già che nel frattempo questo imprenditore aveva spostato il suo interesse dalla produzione a qualcosa altro. Ma quel che è peggio è che alla fine di quella vicenda l'area è rimasta abbandonata. Messa sotto sequestro e poi dimenticata", ricorda il sindacalista e aggiunge: "abbiamo sempre sostenuto che una cabina di regia fatta da un piccolo gruppo di imprenditori e pochi 'amici', non sarebbe stata sufficiente per governare processi produttivi e di investimento complessi e delicati a Porto Marghera, e ancora oggi ribadiamo con forza che serve una supervisione e un'ampia partecipazione di tutti gli interessi e gli interessati in gioco".

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Liberi e Uguali e l'interrogazione

"ll sito Fanpage.it ha pubblicato la quarta puntata dell’inchiesta “Bloody money” sul traffico dei rifiuti - scrivono Giulio Marcon e Michele Mognato, candidati alla Camera e al Senato di LeU a Venezia -, per dimostrare come il settore dei rifiuti in Italia sia troppo spesso gestito con logiche criminali, con frequenti infiltrazioni mafiose e pratiche corruttive. Ricordiamo che in Italia, nel solo 2016, sono stati contestati dalla forze dell’ordine circa 26 mila crimini ambientali, e di questi, 6.000 riguardano i rifiuti. Abbiamo rivolto un'interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri, al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere se si intendano chiarire al più presto quanto emerso dalla suddetta di fanpage.it. Se ci sono stati contatti, e di che tipo, tra il ministro o persone del suo ministero, la Canuto e i soggetti coinvolti nella vicenda esposta. E comunque se non intendano verificare se abbiano avuto contatti con il Comune ai fini del raggiungimento dei loro scopi. Se effettivamente è prevista la realizzazione di un impianto per lo di smaltimento di rifiuti a Marghera, e in caso affermativo se sia stato depositato un progetto".


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