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Investì e uccise ciclista, patteggia dieci mesi: "Concorso di colpa"

Il consulente tecnico di Giesse ha rilevato un eccessivo ritardo di reazione da parte dell'automobilista. Adriano Midena morì dopo nove giorni di agonia

Ha patteggiato 10 mesi di reclusione (con pena sospesa), un anno di sospensione patente e 300 euro di multa B.V., la donna che un anno fa, al volante di un Suv, aveva travolto e ucciso Adriano Midena, 71 anni. L'incidente a pochi metri dall'abitazione dell'anziano, molto conosciuto anche per la sua attività nel direttivo provinciale dell’Avis. L’udienza si è tenuta davanti al giudice Alberto Scaramuzza del Tribunale di Venezia.

L’incidente era avvenuto il 27 ottobre 2014, poco prima delle 16, in via Vizzotto. Midena, in sella alla sua inseparabile bicicletta, si stava immettendo da via Prati quando è sopraggiunto il Suv Bmw X3. Alla guida una donna di 42 anni di Noventa, che l’ha travolto centrando la ruota posteriore della bici all’altezza della targa frontale dell’auto. Un urto che non ha lasciato scampo al 71enne, sbalzato a terra, dove ha violentemente sbattuto la testa. Trasportato in ambulanza all’ospedale di San Donà, è stato stabilizzato e trasferito in rianimazione, dove però è spirato 9 giorni più tardi a causa dei gravissimi traumi subiti nell’urto contro l’asfalto.

In base alla ricostruzione affidata dalla Procura veneziana all’ingegnere Mario Dell’Isola, l’incidente sarebbe stato causato in concorso di colpa: al 71enne è stata contestata la mancata precedenza all’auto, alla donna un macroscopico ritardo di reazione, pur avendo tutta la possibilità di avvedersi della manovra del ciclista il quale aveva ormai quasi ultimato la manovra di immissione e aveva quasi raggiunto il margine destro della carreggiata. I familiari del signor Midena si sono affidati allo studio Giesse Risarcimento Danni di San Donà, gruppo specializzato nel risarcimento danni per incidenti stradali, che sta ora concludendo le trattative con la compagnia assicuratrice dell’auto per ottenere l’integrale risarcimento dei danni spettanti ai familiari.

«L’incidente è stato ripreso dalle telecamere del Comune, presenti a circa 200 metri dal luogo in cui è avvenuto - spiega Andrea Celio, responsabile dello studio Giesse - Grazie anche al contributo del nostro consulente tecnico, abbiamo potuto dimostrare la colpa a carico dell’automobilista, la quale avrebbe senz’altro dovuto e potuto avvistare il povero Adriano già dalla fase iniziale della sua manovra di immissione e, con un semplice rallentamento o una leggera deviazione, avrebbe potuto agevolmente evitarlo». «Ci riteniamo soddisfatti dell’esito delle indagini della Procura di Venezia e dell’esito dell’udienza preliminare - aggiunge Federica Midena, figlia della vittima, presente all’udienza - Per noi era importante che fosse evidenziato che anche il comportamento dell’automobilista non era esente da colpe. Nessuno ci potrà mai riportare indietro papà, ma era doveroso che la verità venisse a galla. Ora proseguiremo per ottenere giustizia anche in sede civile».

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