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Robegano si stringe attorno ai parenti di Raffaello: "Un artista, suonava l'organo"

Raffaello Trevisan, ex vigile, è morto sabato travolto da un camion. In paese lo ricordano tutti. Sempre in prima linea in parrocchia, era stato catechista e animatore all'oratorio

Robegano è sotto shock per la morte di Raffaello Trevisan, ex vigile 73enne residente in via Sant'Elena travolto e ucciso da un autotreno mentre si trovava in bicicletta sabato mattina vicino all'incrocio del "Pioppeto", tra Noale e Salzano. Sempre in prima linea per aiutare gli altri, a dispetto dell'età si manteneva molto attivo. Sempre in giro con la sua bicicletta continuando a industriarsi per portare avanti le sue mille attività.

"Era un artista - racconta il parroco di Robegano, don Filippo Facchin - amava la pittura e aveva creato con le su mani i personaggi del presepe, in passato". Raffaello Trevisan era un uomo dinamico e dall'animo generoso, affermano i paesani. In tanti lo ricordano perché era stato catechista e poi perché era facile vederlo in chiesa a suonare l'organo. Ultimamente, secondo don Filippo, si era dato da fare per aiutare alcune comunità in Sudamerica. "Non aveva figli - raccontano le sorelle arrivate sul luogo dell'accaduto - era difficile dargli un'età perchè aveva sempre l'aspetto curato e quel pizzetto scuro inconfondibile sul mento".

Raffaello aveva da qualche tempo iniziato a impegnarsi in progetti umanitari all'estero. Precisamente in Sudamerica, riferisce il parroco che lo conosceva bene. Sembra si fosse impegnato a raccogliere fondi da devolvere ad associazioni che si occupano dei bambini meno fortunati in America latina.

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Commosse le sorelle, trattengono a stento le lacrime, "era il migliore - dicono - e ora vogliamo chiarezza perché è impossibile morire in questo modo. Era sempre andato in bicicletta, impossibile si sia distratto in un punto così pericoloso". La rabbia a tratti ha preso il sopravvento sul dolore e il senso di smarrimento per il dramma accaduto in pochi istanti. In paese, al contempo, si sottolinea ancora una volta la pericolosità di un incrocio definito "maledetto". "Lo stesso in cui un'altra nipote aveva rischiato grosso, qualche tempo fa, sempre in bicicletta", ricordano. Si vuole capire, ricostruire. La commozione è tanta davanti a una realtà disarmante. Impossibile accettare di aver perduto Raffaello Trevisan in una manciata di secondi.

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