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"Passa per pirata, poi viene riabilitata. Ma da quasi sette anni aspetta il risarcimento"

La storia raccontata da Studio 3A di una 31enne di Chirignago coinvolta in un incidente in A4 nel 2009. Accusata falsamente, il giudice le ha dato ragione. I soldi, però, non li ha visti

La soddisfazione di essere stata “riabilitata”, e di aver visto ristabilita la verità sull'incidente di cui è rimasta vittima, quella l'ha ottenuta; il risarcimento dei danni, ancora no. E sono passati più di sei anni e mezzo dallo schianto in A4. Questa la storia, raccontata in una nota da Studio 3A, di una (oggi) trentunenne residente a Chirignago dopo un incidente in A4 il 27 luglio del 2009. La giovane, allora ventiquattrenne, sta percorrendo con la sua Citroen Berlingo l'autostrada in direzione Milano e viaggia tranquillamente sulla corsia di destra quando improvvisamente, in prossimità dell'uscita di Padova Est, un'altra vettura, una Kia Pride, sbucata a forte velocità dalla corsia alla sua sinistra, le taglia la strada: il conducente, un (oggi) quarantunenne di origini straniere residente a Mirano, accortosi troppo tardi dell'uscita che doveva imboccare, sterza bruscamente a destra invadendo la corsia occupata dalla ragazza e inchioda pure per non perdere il controllo delle vettura.

La giovane, istintivamente, vedendosi l'auto addosso, controsterza verso sinistra per cercare di evitarla, ma invano, andando a colpire con la parte anteriore destra della sua macchina quella laterale-posteriore sinistra della Kia. In seguito all'urto la donna perde il controllo della vettura, che d'inerzia prosegue per qualche metro superando la canalizzazione dell'uscita per Padova Est, all'interno della quale, invece, rimane l'altra auto. Non potendo fare retromarcia in autostrada, tutta scossa prosegue fino all'uscita successiva, Padova Ovest, esce, chiama in aiuto un amico e si reca al comando della polizia stradale di Padova per denunciare l'accaduto. Qui però iniziano le sorprese: la malcapitata, tutta ammaccata, apprende che gli agenti sono appena usciti proprio per rilevare l'incidente in questione, chiamati dall'automobilista che lo ha provocato e che racconta loro tutta un'altra storia, inventandosi di essere stato tamponato e che la responsabile è scappata. La trentunenne, così, si ritrova anche a passare per “pirata” e ad essere multata dalla polstrada per mancato rispetto delle distanze di sicurezza e per essersi allontanata dal luogo dell'incidente.

Qui inizia la sua battaglia. Sostenuta da Studio 3A, società specializzata, e grazie anche alla decisiva testimonianza di un altro automobilista che seguiva le due auto coinvolte nel sinistro, la giovane ricorre contro la contravvenzione e il giudice di pace di Padova, nel gennaio del 2010, accoglie il suo ricorso, annullando la sanzione e ricostruendo l'esatta dinamica dei fatti. Nonostante questo pronunciamento, l'assicurazione, essendo in regime di indennizzo diretto, si aggrappa ancora al verbale delle forze dell'ordine, e si ostina a non voler risarcire i danni patiti dalla ragazza, non limitati a quelli materiali della vettura, avendo riportato, a causa del brutto incidente, anche lesioni fisiche.

L'automobilista danneggiata, dunque, dopo inutili tentativi di risoluzione stragiudiziale della controversia, per il tramite del servizio legale di Studio 3A è costretta anche a intentare una causa civile contro la compagnia per vedersi riconoscere il giusto risarcimento. La nuova sentenza del giudice di Padova, del 20 ottobre 2015, conferma la totale responsabilità dell'incidente al quarantunenne, e condanna la compagnia a risarcirle una somma di quasi diecimila euro. Nonostante la sentenza ponga fine alla vertenza, tuttavia, da quasi quattro mesi la compagnia si nega a tutti i solleciti di pagamento del quantum determinato dal giudice, con la conseguenza che Studio 3A sarà costretto anche a notificare il precetto di pagamento.

“E' vergognoso dover aspettare quasi sette anni per ottenere giustizia, e per di più dopo essere stati fatti passare ad arte anche dalla parte del torto. Sulla lentezza del sistema giudiziario italiano, ormai, c'è poco altro da aggiungere, ma si parla troppo poco della stessa prassi in seno alle compagnie assicurative, che fanno di tutto per attaccarsi a ogni minimo appiglio pur di non pagare il dovuto alle persone danneggiate  - osserva Ermes Trovò, presidente di Studio 3A - Nel silenzio generale, nel nostro Paese le compagnie assicurative nel 2014 hanno subito sanzioni dall'Ivass per un ammontare di oltre 23 milioni di euro, più di metà dei quali per violazioni nella liquidazione dei sinistri stradali”. 

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